LA VISIONE
Occorrono nuovi strumenti per una nuova curiosità. Occorre ridefinire le cose che facciamo con nuove parole, se vogliamo che queste cose diventino nuove. Altrimenti restano vecchie. Manteniamo perciò solo la parola Università. Tutto il resto deve cambiare, l’armamentario didattico deve cambiare. Basta lauree, titoli, master, dottorati e parole simili, che delimitano e decurtano l’amabile del conoscere. Oggi occorre risvegliare il piacere dell’imparare. Cosa possiamo fare per risvegliare questo piacere? Occorre considerare l’Università come un punto di innovazione e di supporto al cambiamento, Poi come un luogo allegro, alla ricerca del benessere e non del malessere. Un luogo di studio non è un luogo di guerra: per questo sono sorti i conventi e poi le Università. Sono nate le professioni e le corporazioni di arti e mestieri. E poi anche le attività di manutenzione, quelle che oggi si chiamano terziarie. E’ nato il lavoro come produzione di ricchezza, E’ nata anche la bellezza e la speranza nel futuro, l’arte e la promessa di benessere, che oggi viene chiamata bellessere. Università non deve significare più strapotere come è stato spesso sinora, ma parità. L’Università UP vuole essere un interstizio di libertà a basso controllo da parte del dominio vigente. La UP vuole promuovere una didattica nuova basata più sull’apprendimento (invenzione) che sull’insegnamento (scoperta) per costituire una comunità di apprendimento, allievi, docenti ed utenti.