Wednesday 20 November 2019

 

Psicologia e Lavoro n°173

In questo numero:

  • Presentazione di Enzo Spaltro
  • Invito agli Ordini degli Psicologi Rosanna Gallo
  • La giustizia organizzativa nella gestione delle risorse umane Massimiliano Barattucci
  • Il Job club: la gestione del gruppo finalizzata alla ricerca attiva di lavoro Fabrizio Mascioli
  • La partita professionale la gioco al coworking Patrizio Massi
  • Jobs act e job insecurity La psicologia del lavoro tra istituzioni e lavoratori Marco Vitiello, Daniele Andrian, Antonio Dragonetto
  • Analisi del bisogno formativo, della tutela e promozione della figura dello psicologo del lavoro in Emilia-Romagna Michele Piattella
  • La psicologia al lavoro, nella clinica, nel sociale. Futuri di una professione, tra illusione, visione, possibilità, progetto. Antonio Dragonetto, Emanuela Lupo
  • Sur le travail - Choix de textes Maurice de Montmollin
  • L’INTERVISTA: Giovanni Bresciani, Presidente SIPLO di Antonietta Cacciani
  • Psicologia Pratica Clima 173: Giramondo o sedentari a cura di UPric
  • RACCONTO: L’ossimoro di Enzo Spaltro tratto da “Il colore dell’acqua” Format Edizioni 2013
  • POESIA: Carla de Falco a cura di Francesco Di Lorenzo

Presentazione a cura di Enzo Spaltro

Questo numero di PeL è orientato alla Psicologia del Lavoro. Il lavoro, centro della vita sociale, tanto che qualcuno esageratamente lo considera la base della cittadinanza, non è considerato importante dalla Psicologia vigente. La Psicologia del Lavoro viene al massimo considerata Psicologia “applicata” al Lavoro. L’evidenza non basta a dimostrare il contrario. La maggioranza degli psicologi impegnati nelle organizzazioni nazionali e internazionali vengono dal lavoro. La prima scuola di specializzazione (quando ancora non c’erano le Facoltà di Psicologia) fu la Scuola di specializzazione in ”Psicologia del Lavoro e Psicotecnica” all’Università Cattolica di Milano. La sede di lavori stabili psicologici è ancora nel mondo del lavoro. Proprio nel momento in cui le aziende, volendo tagliare i costi, privilegiano la limitazione di attività di selezione, formazione e motivazione al lavoro. D’altronde anche nel mondo accademico la Psicologia del Lavoro non esiste che da pochi anni, in mezzo a una polverizzazione delle parole come Psicologa Sociale e del Lavoro, Psicologia Organizzativa o Industriale, Psicotecnica, eccetera. La prima cattedra di Psicologia del Lavoro si deve a una proposta degli studenti della Facoltà di Sociologia di Trento nel 1968. Stretta tra il rifiuto degli sperimentalisti in parallelo con i clinici e il rifiuto studentesco e sindacale. E persino col sospetto degli imprenditori che la vedono ancor oggi come una proposta sovversiva o populista, la Psicologia del Lavoro stenta a svilupparsi come potrebbe o dovrebbe. Anche gli Ordini professionali degli Psicologi non hanno mostrato negli anni un loro più favorevole atteggiamento. Dal fatto iniziale del rifiuto dei primi Dottori di Ricerca, che erano tre nella loro prima edizione, di cui due soli hanno poi proseguito ed uno è prematuramente scomparso. Anche l’indagine, voluta dalla nostra rivista, ha mostrato la stessa tiepidezza. Alla nostra richiesta di opinione e collaborazione, i Presidenti degli Ordini degli Psicologi hanno risposto molto tiepidamente. Mentre ringraziamo coloro che hanno accettato il nostro invito e pubblichiamo quanto abbiamo ricevuto, ricordiamo come anche come personalità della scienza e della letteratura italiane parlino di fisica, di neuroscienze, di scienze sociali, di filosofia, ma mai di psicologia. Carlo Rovelli, nel suo delizioso libretto “Sette lezioni di fisica”, parla continuamente di problemi psichici, senza usare mai la parola Psicologia. Il cardinale Gianfranco Ravasi, responsabile dei problemi culturali della Santa Sede, parla continuamente (Sole 24 ore, 7 giugno 2015) di Psicologia, ma scrive “ …siamo un paese ove brilla in natura il sole, ma ove è la nebbia ad avvolgere le Scienze Sociali…”, usando questo termine di Scienze Sociali di significato dubitativo–dispregiativo. Anche la Psicologia del Lavoro fa parte del “pacchetto” Scienze Sociali, ancora incapace di produrre scienza, ma ancora e soltanto Scienze Sociali, o al massimo Neuroscienze, ma non Psicologia. Ritorneremo su questo tema. Per ora la situazione è quella di un vago e tendenzioso rifiuto di questa disciplina. Speriamo e insistiamo: da tanti anni speriamo che il lavoro sia una polarità basilare per l’affermazione della soggettività. Più della malattia, dell’apprendimento, del collettivo e della politica. Secondo soltanto all’idea della cittadinanza, che ne costituisce l’origine, come causa ed effetto. Così sono stati raccolti a seguito della richiesta di Rosanna Gallo, gli scritti di Giovanni Bresciani, intervistato da Antonietta Cacciani, Massimiliano Barattucci, Fabrizio Mascioli, Patrizio Massi, Marco Vitiello, Daniele Andrian, Antonio Dragonetto, Emanuela Lupo, Michele Piattella, quanto è stato possibile pubblicare su temi diversi in questa carrellata di risorse al nostro invito. Il ricordo di un collega francese, recentemente scomparso, Maurice de Montmollin, che molto collaborò a sviluppare la Psicologia del Lavoro ed Ergonomia, completa questa stimolazione critica, ma fiduciosa. Cioè l’espressione e la repressione della psicologia nel mondo del lavoro. Cioè Psicologia del Lavoro e Lavoro della Psicologia.