Friday 18 September 2020

 

Psicologia e Lavoro n°168

In questo numero:

  • Cambiare l’apprendere per apprendere a cambiare. Enzo Spaltro

  • Dalla cultura bellica alla cultura connettiva. Enzo Spaltro

  • La bella scuola. Qualità e benessere Francesco Di Lorenzo

  • Psicologia economica come aiuto alla crisi economica Patrizio Massi

  • The “science of karma" Anna Miller

  • Il sindacato positivo del benessere: trenta punti di attenzione

  • Le professioni verbali

  • Colloquio tra Gianpaolo Lai e Enzo Spaltro

  • Psicologia Pratica. Clima 168: Creatività e Rischio a cura di UPric

  • Poesia - Bruno Lugano a cura di Francesco Di Lorenzo - UPpress

  • Il sesto potere. FondES, UP Università delle Persone
    5°Convegno di primavera Cervia, 28 e 29 marzo 2014

Cambiare l’apprendere per apprendere a cambiare. a cura di Enzo Spaltro

Questo numero 168 della nostra rivi­sta Psicologia e Lavoro è un nume­ro speciale perché approfondisce un poco l’area del cambiamento in corso tra guerra e pace, tra lotta contro e lotta per, tra potere a somma zero e potere a somma varia­bile. È un numero “magro” perché non può oggi, neppure per scherzo, tentare di propor­re soluzioni eccezionali, ma solo invitare a pensare in modo soggettivo, con definizioni plurali e rischi di passaggi e di ipotesi che solo l’esperienza mostrerà se erano valide o no.
Innanzi tutto parliamo di transizione da una cultura bellica a una connettiva, poi di una scuola bella, perché quella buona, che ancora non c’è, già non ci basta più. Poi anco­ra ci chiediamo quello che continuano a chie­dersi in molti, senza trovare sinora un nome adatto, sulla psicologia economica, che è un ossimoro e un’impossibilità, in quanto l’eco­nomia attualmente esistente è oggettivista e quindi non psicologica. Poi ancora ci per­mettiamo un cenno su quelle che definiano come “le professioni verbali” che presentano i pensieri di uno psicoanalista che molto si è addentrato nell’area ancora sconosciuta del lavoro e delle sue conseguenze nella sogget­tività.
Dopo presentiamo un clima, un modo per descrivere un’atmosfera sociale in cui i soggetti vivono. Ciò è proposto mediante una doppia chiave di lettura, con due serie di do­mande su creatività e rischio, due dimensio­ni importanti in un momento in cui in Italia sono diventate basilari per affrontare un mo­mento di una loro scarsificazione, poiché l’e­conomia e la politica vigenti stanno contra­stando l’uso della creatività e del rischio, che a gran voce tutti invocano, ma nella sostanza in silenzio combattono, rinchiusi come sono spesso in una loro indissolubilità paralizzan­te.
Completano questo magro ed ipotetico numero-contributo di Psicologia e Lavoro ad una psicologia del cambiamento trenta punti dedicati al sindacato italiano di oggi. Sono trenta punti (uno per giorno, come nei bre­viari dei religiosi di un tempo!). Creatività e rischio proposti anche a loro, sindacati e sindacalisti, poiché è evidente l’importanza, (in diminuzione ma pur sempre importanza), del sindacato di tutti i tipi di rappresentan­za e di rappresentatività. In questo momento delicato della vita italiana, una riflessione sul sindacato è utile per indebolire tutto ciò che è troppo dominante e rinforzare ciò che si sta troppo indebolendo nello scenario del lavoro italiano.
Positivo, quasi ottimistico, è il segno che connota questo numero di PeL: quello di un passaggio dall’assoggettamento all’apprendi­mento e quindi di un fondamentale passaggio tra il dire ed il fare. Parlare di formazione o di sviluppo non basta. Non bastano scuole, con­gressi, ricerche. Tutti siamo coinvolti in que­sti necessari, ma non sufficienti cerimoniali. Oggi occorre fare più sviluppo e liberazione, usando il provando e riprovando galileiano. Molti anni fa si fece una lotta contro… una dominazione politica. Oggi, che le lotte con­tro… non rendono più occorre fare una lotta per… una liberazione culturale. Quindi oc­corre fare dell’apprendimento una bandiera mentale. In cui a mosaico, tessera per tessera, si possa formulare un disegno, una figura, un modello senza più continui inviti ai sacrifici ed alle sofferenze necessarie per sopravvivere. Anche il sogno non ci basta più. Oggi abbiamo ancora forza sufficiente con cui poco a poco si possa continuare a sognare per vivere. E con il piccolo passo, la piccola idea, il piccolo en­tusiasmo del momento, messi assieme, con tante connessioni, relazioni ed associazioni ci sia consentito un benessere e un bellessere ai quali abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di pervenire. Porvenir nella lingua no­stra sorella, lo spagnolo, significa infatti futu­ro. Bellessere come cambiamento e speranza in un futuro migliore.