Wednesday 29 January 2020

 

Psicologia e Lavoro n°169

In questo numero:

  • Presentazione a cura di Enzo Spaltro
  • Evoluzione del concetto di conciliazione tra vita e lavoro, nuove prospettive Rosanna Gallo
  • Interventi di successo aziendale sulla conciliazione vita-lavoro. Dal convegno moms@work, 26 Settembre 2013 Francesca Bisoglio - Monica Guerini
  • Indagine sul Work-life balance: il punto di vista dei lavoratori Annalisa Cristofori
  • INTERVISTA a un Business Manager di una multinazionale del settore informatico. Quarantenne, due figli (8 e 4 anni) Annalisa Cristofori
  • La conciliazione tra lavoro e benessere equo e sostenibile in Italia. Dal rapporto BES 2013 Antonietta Cacciani
  • DOCUMENTO Compendium of OECD well-being indicator a cura di Rosanna Gallo
  • DOCUMENTO Work-life balance: a daily practice and a life-course strategy di Rossana Trifiletti e Luca Salmieri a cura di Simonetta Simoni
  • Leggere Introduzione del libro “Il nuovo contratto sociale. Tra i sessi” autrici Manuela Naldini e Chiara Saraceno
  • Da vedere La conciliazione tra vita e lavoro: un manager d’azienda
  • Psicologia Pratica. Clima 169: buon lavoro o bel lavoro? a cura di UPric
  • Racconto e Poesia: Antonella Anedda a cura di Francesco Di Lorenzo
  • Info: presentazione della nuova rubrica “Il lavoro a prua”


Conciliazione tra vita e lavoro. Uno sviluppo sostenibile tra persone e organizzazioni
Enzo Spaltro


I pareri sulla conflittualità su lavoro e vita sono molto vari e con definizioni molto controverse, come dimostra la trattazione complessa fatta alla voce “work-life-balance” fatta da Wekipedia su questo argomento. Molti l’hanno chiamato equilibrio tra lavoro e vita e altri ancora tra lavoro e gioco. Le prime definizioni sono state date a metà dell’800 quando gli antropologi hanno tentato di dare una definizione di felicità, come separazione possibile tra lavoro e gioco. L’espressione “work-life-balance” fu usata in Inghilterra e negli Stati Uniti negli anni 70 come equilibrio tra il lavoro di un individuo e la sua vita personale. Già dieci anni prima nel tentativo di migliorare le condizioni delle lavoratrici-madri, può essere ricordato un insieme d’iniziative realizzate in alcune aziende pionieristiche. Il tema era sempre lo stesso, cioè quello di definire la felicità e il conflitto lavorativo, sempre chiarendo le due polarità di tale conflitto. Così qualcuno parlava di differenza fra regole e gioco, altri tra ruoli lavorativi ed identità personali, altri ancora tra tempo libero e tempo lavorato. Oggi la definizione che meglio esprime la conciliazione tra lavoro e vita è quella temporale: le due polarità sono quelle del tempo dedicato agli altri e del tempo dedicato a sè stessi. Un tempo il controllo era semplicemente effettuato nei locali di lavoro, mentre ora tale controllo si svolge in quasi tutti i componenti della vita. Se ne deduca abbastanza chiaramente che il controllo globale riguarda anche la vita fami-liare, mentre il controllo più specifico e limitato riguarda esclusivamente il risultato ottenuto nel raggiungimento degli obbiettivi concordati. La globalizzazione ha portato questa modalità di controllo a livelli molto maggiori che nel passato (a livello planetario). Una delle modalità in cui il rapporto tra lavoro e vita si esprime in maniera più chiara è quella dell’aspettativa da parte degli altri. Esiste cioè un rapporto-equilibrio sempre variabile tra chi riesce a soddisfare le aspettative degli altri (almeno secondo lui stesso) e chi invece non ci riesce. Si definisce stress, la differenza tra l’aspettativa che un soggetto ha sulla propria capacità di rispondere alle esigenze altrui. Nel caso non si realizzino quelle che si crede siano le aspettative altrui la frustrazione derivante si denomina stress. Ovviamente tanto più vi è stress tanto meno vi è equilibrio e conciliazione tra vita e lavoro.
Da questa frustrazione chiamata stress, che può essere definita in tre modi: eu-stress quando si crede che le aspettative degli altri vengano soddisfatte dal risultato lavorativo, il dis-stress quando non vi è equilibrio tra aspettative e prestazioni. Se le aspettative degli altri sono superiori alle mie prestazioni io soffro dis-stress di sur-menage, mentre invece se le mie prestazioni sono maggiori alle aspettative altrui io soffro di sous-menage.
Contrariamente a quanto si crede lo stress da mancanza di aspettative è più dannoso di quello da eccesso di aspettative.
A seguito di queste costatazioni e ricerche si è visto che il rapporto tra lavoro e vita deriva dall’ideologia dominante e dalla concezione vigente di potere e di dominio. Il potere prevalente a somma zero porta ad una qualità dello stress molto aggressiva e poco cooperativa. Spesso si parla di work-family-balance.
Da questa costatazione si vede come il rapporto tra aspettative e prestazioni occasionali porta a una continua invasione del tempo familiare da parte del lavoro e delle sue in-fluenze.
In questo numero di Psicologia & Lavoro vengono presentati brevi ma significativi esempi di quelli che due autrici (Naldini e Saraceno) hanno definito il nuovo contratto sociale. Tra i sessi. L’impatto della salute come sintomo del rapporto tra lavoro e vita determina una serie di conseguenze psicosomatiche da non dimenticare, come le malattie cardio-respiratorie e vascolari e le malattie gastro-intestinali ed epatiche. Quando si parla di evoluzione del concetto di conciliazione non si vuole peraltro affermare una possibile soluzione del conflitto tra lavoro e vita, ma di un apprendimento a gestire e a vivere il rapporto tra noi stessi e gli altri ed una diversa ripartizione del tempo tra gli altri e noi. Una serie di ricerche soprattutto dovute ai fisici ed agli astronomi, che hanno studiato il rapporto tra tempo e forza di gravità permettono di individuare nella “bilancia” tra l’attività seria organizzata e quella ludica e disorganizzata l’origine di una possibile progettazione di una nuova qualità del tempo e di una conseguente ridefinizione di quello che può essere chiamato il lavoratore ideale, quello che inventa e distribuisce il suo tempo sulla base della sua felicità e sulla gestione di un conflitto tra tempo dedicato agli altri e tempo dedicato a sé stesso. Il raggiungimento di un equilibrio tra tempo altri e tempo proprio può essere considerato come uno degli obbiettivi più interessanti della moderna psicologia del lavoro. Per questo Psicologia & Lavoro vi ha dedicato un numero che potrebbe servire come bandolo della matassa per “srotolare” il tema intrigante del come vivere meglio e produrre meglio ancora.