Friday 19 October 2018

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Psicologia e Lavoro n°184

In questo numero: 

Editoriale
Enzo Spaltro

Il quasi, il circa, l’about: il secondo Convegno delle tre parole
Antonietta Cacciani

Intervista a Enrico Parsi
Antonietta Cacciani

IX Convegno di Primavera
Cervia, 23 marzo 2018

Silvio Gesell
S.M. Keynes

Il premio Nobel a Thaler, per un’ Economia che ci tratta da esseri umani
Psychodrama and group psychotherapy
J.L. Moreno, M.D.

On Becoming a Person
Carl R. Rogers, Ph.D.-The University of Wisconsin

Formation: L’ autre miracle suisse
François Garçon

L’ inizio dell’infinito
David Deutsch

Canciones del más acá
Mario Benedetti

Tempo e benessere
Enzo Spaltro

Prosa o Poesia
Francesco Di Lorenzo

Le reti di imprese
Domenico Arato

Continuazioni Bologna 31 Marzo 2018


Editoriale

Enzo Spaltro

Psicologia e Lavoro, dopo 50 anni di pubblicazioni, esce abbandonando la sua tradizionale modalità cartacea di pubblicazione, ed imbocca una nuova modalità digitale di diffusione. La rivista manterrà alcune caratteristiche di base: il fatto di essere riservata ai soci dell’Associazione Università delle Persone e la natura di periodico trimestrale. Si mantiene inoltre lo scopo della rivista come sussidio didattico per i soci e per gli studenti della Università delle Persone.
Vi sono molti motivi per cui nell’anno 2018 l’organo di stampa di questa giovane Università è passato dalla forma cartacea a quella digitale. Il primo motivo è quello di tentare di aumentare la diffusione, non tanto di copie vendute, quanto di idee, seguendo il concetto di Keynes per cui “sia per il bene che per il male quelle che contano sono le idee”. Il secondo moti­vo è che, in questo modo, il raggio d’azione diventa maggiormente espanso e maggiormente aperto alla collaborazione di tutti coloro che riescono ad accedere alle reti che quotidianamente vengono raggiunte in un certo luogo e in un certo tempo. Un terzo motivo per cui Psicologia e Lavoro ha scelto questa modalità diversa di diffusione sta nella sperimentata maggiore velocità che il mondo digitale permette tra l’avvenimento di fatti e progetti e la loro cono­scenza sulla rete. In effetti, la diffusione online consente il passaggio tra una conoscenza visiva a cui siamo abituati, quella cartacea, ed una conoscenza di più reti di diversa natura, provenienza e finalità.
Dato il cambio di modalità di comunicazione, si rendono necessari due cambiamenti nel modo di presentare la rivista Psicologia e Lavoro. Un cam­bio dello schema di riferimento generale dell’ambiente in cui la pubblica­zione online viene indirizzata (o lanciata). Ed il vocabolario dei significati diversi che i messaggi contenuti nella pubblicazione veicolano. Così una rete proveniente direttamente da un frasario di origine bellica o competitiva non può più essere sufficiente ad esprimere concetti o idee di tipo connettivo. Questo perché il contrario della guerra non è, come si crede normalmen­te, la pace. Perché la pace è una mancanza di guerra ma non è un’entità contraria alla guerra. La guerra consiste essenzialmente nel passaggio all’unità, tramite la vittoria e l’eliminazione del plurale (o duale). In pratica ogni guer­ra porta ad una vittoria (e quindi è una sconfitta), e quindi ancora all’elimi­nazione di tutti tranne il vincitore. La guerra è per definizione la tendenza ad una sola relazione ed una mancanza di relazioni plurali. Per cui il contrario di guerra non è pace, ma connessione. Le connessioni sono il contrario delle guerre: abbiamo connessioni tra persone chiamate relazioni, connessioni tra idee chiamate associazioni, connessioni tra tempi chiamati successioni e connessioni tra rassomiglianze chiamate comunità, cioè comunismi.
Occorre a questo punto partire per una presentazione di un panorama molto più ampio di quello che sino ad ora la rivista Psicologia e Lavoro ha esplo­rato. Occorre partire quindi dall’idea di connessioni e distinguere la cultura bellica dalla cultura connettiva. Per fare questa presentazione appaiata delle cul­ture belliche a connessione zero e delle culture plurali a connessioni multiple presenterò qui due casi importanti per conoscere le qualità ed il senso delle due culture di cui stiamo parlando. Le due culture sono il caso premio Nobel che permette di capire meglio la cultura bellica e il caso Sud Africa per la cultura connettiva del perdono.
Il caso Nobel nasce dalla presenza di una cultura bellica che ha accumulato un’ immensa ricchezza nelle mani di Alfred Bernhard Nobel. La ricchezza dei due fratelli Nobel derivava dall’invenzione di più di 250 brevetti di esplosivi che hanno, sui più diversi fronti bellici, causato la morte di milioni di uomini e l’accumulo di multiformi prodotti esplosivi dai più devastanti effetti mortali. Dopo la tragica morte del fratello Alberto, avvenuta durante la prova di uno di questi esplosivi, Alfred Nobel fu preso dai sensi di colpa ed istituì nel 1901 cinque premi Nobel, uno per la pace ed altri quattro per la chimica, la fisica, la medicina e la letteratura, da assegnarsi a ricercatori che, nell’ultimo anno, aves­sero contribuito allo sviluppo del benessere tra le persone e le nazioni. Un altro premio che porta il nome di Nobel, ma che in realtà è dovuto ad un contributo della banca di Svezia, è quello istituito nel 1969 per un ricercatore in economia.
Il caso Sud Africa è invece il passaggio dalla cultura della vendetta alla cul­tura del perdono, e cioè dalla perdita di controllo del proprio futuro alla riappropriazione di questo futuro nel soggetto che non si vuole più vendicare. Ciò avvenne dopo che, a seguito di elezioni regolarmente eseguite, la maggioranza nera si impadronì del potere sino ad allora posseduto dalla mi­noranza bianca. Si temette quindi che la nuova maggioranza, esasperata per il potere minoritario che l’aveva compressa sino ad allora, si vendicasse violente­mente contro coloro che aveva considerato i propri oppressori.
Ciò non avvenne perché i leader della nuova maggioranza nera rinunciarono a utilizzare la tendenza alla vendetta della popolazione nera e utilizzarono invece, come criterio base, il raggiungimento di un benessere reciproco che la vendetta avrebbe certamente impedito.
Molti altri esempi, sia a livello politico sia organizzativo che interpersona­le, hanno chiaramente dimostrato che lo spirito vendicativo nuoce sia a livel­lo di coppia che a livello di comunità, e che il sistematico uso della mentalità di per-dono consente livelli di benessere altrimenti impossibili da raggiungere. La rivista Psicologia e Lavoro tenterà nei prossimi numeri di mostrare come questo criterio possa essere considerato un utensile quotidiano per un più facile raggiungimento sia del benessere (rispetto alle norme) che del bellessere (rispetto all’idea di bellezza e di felicità).


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