Tuesday 22 October 2019

 

Psicologia e Lavoro n°177

In questo numero:

  • Proposta 1: le persone e l’idea di dichiarazione di rischio (Enzo Spaltro)

  • Metamorfosi (Pino Rovitto)

  • Il futuro della persona e la persona del futuro (Enzo Spaltro)

  • La conoscenza sensibile delle connessioni (Simonetta Simoni)

  • La formula più struggente della fisica quantistica (∂ + m) y = O (Paola Baldassarri)

  • Valutare il benessere psicosociale delle persone tra matematica e norme giuridiche (Gianfranco Cicotto)

  • Lavorare con, non per mezzo di (Luisa Pogliana)

  • INFO news eventi (a cura della Redazione)
  • POESIA: Lucianna ARGENTINO (a cura di Francesco Di Lorenzo)

  • RACCONTO: Connessioni cosmiche, Dino Borcas (a cura della Redazione)

Proposta 1: le persone e l’idea di dichiarazione di rischio (di Enzo Spaltro)

Innanzi tutto chiedo scusa per il ritardo con cui esce questo primo numero dell’anno 2016. Alcuni cambiamenti nell’organizzazione e nei programmi della nostra piccola e polimorfa rivista hanno accumulato ritardo su ritardo, ma eccoci che alla fine ci siamo. Psicologia e Lavoro ha una diversa maniera di esprimersi. E con questa modalità propone ai propri lettori i quattro numeri dell’anno 2016 ed i loro specifici contenuti. Il tema centrale di questi quattro numeri sarà il passaggio in corso dalla società dei guerrieri alla società dei connettori. Ciò significa che la società che ha visto sinora la guerra come elemento fondante l’idea di benessere, la rigidità dei rapporti sociali e l’origine sacra del potere sta spostando il proprio fondamento verso la pace che viene considerata il punto centrale del bellessere e dell’origine laica del potere. Voglio promettere ai lettori di P&L di proporre in ogni numero un argomento che mi sembra meritare maggiore attenzione nel momento di transizione che stiamo vivendo. Parto con una prima proposta che s’intitola “idea di dichiarazione di rischio” e vuole affrontare il sentimento di rischio che si sta diffondendo sempre di più in questo momento di passaggio dall’era delle guerre a quella delle connessioni. Il rischio del salto nel buio e per giunta nel benessere sempre esistente, ma anche colpevolizzante, in un mondo abituato alla sofferenza, si è enormemente diffuso negli ultimi anni. Molti giovani abituati a cercare a qualsiasi costo una sicurezza hanno dovuto dolorosamente convertirsi ad una cultura del rischio e della precarietà. La gente che aveva per secoli creduto che nessun piacere si potesse raggiungere senza una sofferenza (prima come fatica e dopo come colpevolezza), in un mondo abituato a dovere pagare caramente la soddisfazione dei bisogni si è trovata sguarnita di fronte al benessere possibile. Ed ha fatto di tutto per distruggere il benessere possibile. Gli uomini che spesso inventavano le guerre non sapendo accontentare i desideri e il benessere delle popolazioni (una guerra obbligava alla calma le tentazioni rivoluzionarie) oggi si accorgo no che le guerre non sono più capaci di bloccare i desideri. E cercano nuovi modi per utilizzare e non distruggere il benessere possibile: è meglio dialogare che uccidersi reciprocamente. E i desideri è meglio tentare di accontentarli gradualmente invece di rifiutarli sistematicamente. Per quanto lento possa essere questo passaggio dalla cultura bellica a quella connettiva, i primi sintomi sono già rintracciabili ed i binari di questa ferrovia possono essere per lo meno prevedibili e denominabili. Così le guerre non si faranno più, non perché gli uomini non vogliano più continuare a farle, ma perché non si vincono più. E senza la vittoria le guerre non conviene più farle. La fine di questa plurimillenaria cultura bellica del controllo e della vittoria la si vede proprio nel passaggio dalle guerre al terrorismo. Le guerre sono state inventate dagli uomini sei- settemila anni fa, quando alla società dei cacciatori/raccoglitori si è sostituita quella degli agricoltori, basata sul possesso della terra e quindi dei guerrieri, che dovevano conquistarla, coltivarla e difenderla. Non si poteva coltivare la terra senza conquistarla e difenderla. Da cui la creazione dei grandi eserciti e dello sterminio del nemico ...  CONTINUA