Friday 24 November 2017

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Mission e Vision

Mission

L'Università delle persone è nata a Bologna nel 2008, nel tentativo di promuovere un apprendimento della sensibilità delle e per le persone. Costruire un'Università delle persone vuol dire scommettere sulle persone e scommettere su una cosa vuol dire avere un forte interesse per quella cosa. Una scommessa infatti significa tentare di aumentare soggettivamente le probabilità che un evento desiderato si verifichi. Scommettere sulle persone significa aumentare la probabilità che l'idea di persona si realizzi. La cultura della soggettività ne costituisce già una parte. E le persone sono un nostro ideale umano che vogliamo sviluppare, mediante l'acquisizione di capacità relazionali specifiche. L'uso della parola “persona” si sta diffondendo. Nei discorsi, nelle conversazioni, negli scritti e nelle opere. Soprattutto nei progetti, nella pluralità del tempo, nell'estetica e nelle promesse della bellezza. Se ne parla sempre di più ed è curioso vedere come quello che all'origine era solo una maschera, con ruolo di megafono e di amplificatore della voce (per-sonare!) nei tempi senza microfono, sia arrivato ad un'idea centrale per la cultura contemporanea e futura. Persona significa oggi un ventaglio di diritti e di doveri, un'entità umana che consente e reclama rispetto reciproco e centralità nel mondo delle relazioni e del benessere, soggettivo e diffuso. Oggi si parla di servizi alla persona, di personalizzazione del lavoro, di persona giuridica e sociale, di personalità di prodotto, ed il concetto “fare di persona” vuol dire essere presenti effettivamente. Così impersonificare significa rappresentare veramente, mentre, al contrario, in alcune lingue persona significa assenza (non c'è persona, vuol dire non c'è nessuno), personalizzare vuol dire una caratteristica negativa e personalismo pure, come egocentrismo, anche se poi esiste un movimento filosofico chiamato personalistico, rappresentato in Francia dalla rivista Esprit (Jacques Maritain) mediatorio tra Cristianesimo e Marxismo, fino ai recenti studi sulla persona in psicoterapia, condotti dal Centro studi sulla persona a La Jolla (Carl Rogers), Università di California, USA. La maschera, vecchia parola teatrale, si è così trasformata in un'amplificazione dell'interesse sulle relazioni: da persona a persona, cioè da vicino. Con queste premesse si è arrivati alla nascita dell'Università delle persone UP, che si ispira a questo aumentato interesse all'idea di persona ed all'utilità di formare persone capaci di trattare con le persone, con quello che è stato chiamato l'atteggiamento “person-to-person”, di maggiore vicinanza.

Vision

Utilizziamo l’idea di Bellezza proiettando una speranza di benessere nel futuro, e siccome crediamo nel “contagio positivo”, focalizziamo le energie per lo sviluppo di nuove e più belle relazioni fra le persone.
Occorrono nuovi strumenti per una nuova curiosità. Occorre definire le cose che facciamo con nuove parole, se vogliamo che queste cose diventino nuove. Altrimenti resteranno vecchie. Manteniamo perciò solo la parola Università. Tutto il resto deve cambiare, l’armamentario didattico deve cambiare. Non servono lauree, titoli, master, dottorati e parole simili, che eliminano e decurtano l’amabile del conoscere.
Oggi occorre risvegliare il piacere dell’imparare.
Cosa possiamo fare per risvegliare questo piacere? Occorre considerare l’Università come un punto di innovazione e di supporto al cambiamento, poi come un luogo allegro, alla ricerca del benessere e non del malessere, un luogo di studio non è un luogo di guerra: per questo sono sorti i conventi e poi le Università.
Sono nate le professioni e le corporazioni di arti e mestieri, poi anche le attività di manutenzione, quelle che oggi si chiamano terziarie. E’ nato il lavoro come produzione di ricchezza, è nata anche la bellezza e la speranza nel futuro, l’arte e la promessa di benssere che oggi viene chiamata bellessere.
Università non deve più significare strapotere, come è stato spesso sinora, ma parità.
l’Università delle Persone vuole essere un interstizio di libertà a basso controllo da parte del dominio vigente. Vuole promuovere una didattica nuova basata più sull’apprendimento (invenzione), che sull’insegnamento (scoperta), per costituire una comunità di apprendimento fatta da allievi, docenti e utenti.