Thursday 20 June 2019

 

Monday, 25 February 2019 14:06

Psicologia e Lavoro n°186

In questo numero: 

5 Per cominciare Enzo Spaltro

7 Prospettive economiche per i nostri nipoti J.M. Keynes

18 Sur le travail Maurice de Montmollin

24 Il complesso di inferiorità Enrico Mattei

32 Dilatazione temporale gravitazionale A. Einstein

36 Becoming Michelle Obama

42 Becoming - Divenire - Becomer Enzo Spaltro

45 Poesia e futuro Francesco De Lorenzo

52 Futuro e bellezza nell’associazione Isabella Covili Faggioli

55 La missione e la visione dell’università delle persone Enzo Spaltro

58 Il programma dell’università delle persone 2019

62 Il programma del X convegno di primavera

65 Per continuare Enzo Spaltro

67 Bellessere

 

Per Cominciare

Enzo Spaltro

Se si osserva attentamente ciò che sta succedendo, diventa sempre più strano insegnare. L’emergere della soggettività prende strade impreviste. L’informazione recupera la sua natu­ra soggettiva. L’energia umana è la soggettività con l’informazione che si porta sempre più a ridosso del tempo. L’informazione ed il tempo diventano due facce del desiderio, cioè della soggettività allo stato puro. La quantità d’informazioni si riferisce all’unità di tempo: il bit è un concetto, un’unità temporale. La soggettività è tempo + desiderio: accorciando il tempo si sod­disfa il desiderio, allungandolo lo si frustra. Sino ad ora l’equazione tempo/desiderio è stata espressa dal denaro, dalla sua redditività nel tempo, dal tasso d’interesse. Ma il denaro, nella sua mono-dimensionalità è divenuto insufficiente ad esprimere la soggettività. La mondia­lizzazione dei problemi ha reso plurale il denaro, trasformando la moneta in monete plurali. Così la moneta è diventata soggettiva, come le variazioni dei cambi tra valute nazionali dimo­strano chiaramente. Il denaro va trasformandosi in informazione e cambia così lo scenario della soggettività, che sta diventando tempo e durata.

Stiamo assistendo ad una progressiva trasformazione degli oggetti d’amore, cioè dell’equazione desiderio/tempo. La trasparente supremazia dello psichico sta sostituendo la opaca supremazia del fisico in cui abbiamo vissuto sinora. Il fisico è dominato dalla scarsità, dalla ricerca del pri­vilegio, dal pudore, dall’opacità, dall’obbiettività e dall’economia: ieri cioè passato. Lo psichico è dominato invece dall’abbondanza, dalla ricerca del benessere, dalla spudoratezza, dalla traspa­renza, dalla soggettività e dalla psicologia: domani cioè futuro. La ricchezza è sempre più mobile, ma è anche sempre più effimera, soggettiva, seguendo così il desiderio/tempo, non solo durata.

Si tratta di riprogettare la soggettività: ma non la si può programmare sennò la si reifica. Si trat­ta di misurare la soggettività: ma non la si può quantificare troppo sennò si squalifica(deforma). Progettare la soggettività consiste nell’apprendere, che poi consiste nel sensificare, attribuire senso, costruire la realtà. Ogni apprendimento è apprendimento di benessere: imparare vuol dire tentare di stare bene o meglio. Il benessere è soggettivo ed imparare significa quindi pro­gettare la (o le) soggettività. Ma la soggettività è immateriale e l’informazione è senza peso. Il denaro invece è materiale, pensante, opaco. Pecunia non olet, non ha odore, ma l’oro è pesante con alto peso specifico: l’intermediario fisico di desiderio/tempo. L’informazione invece è l’in­termediario psichico tra desiderio e tempo, è immateriale, leggera, trasparente.

La soggettività trasforma il denaro in informazione: un aspetto importante è la trasforma­zione dello scambio monetario. La moneta può andare in crisi per eccesso(inflazione) o per difetto(deflazione): ciò porta a relazioni di baratto o di scarsa informatizzazione ...


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Thursday, 13 December 2018 00:00

Psicologia e Lavoro n°185

In questo numero: 

Per cominciare
Enzo Spaltro

La ceramica può migliorare la vita?
Lara Uboldi

Affrontare le differenze
Tania Russo

Raiffeisen: Spirito di giustizia, fattore competitivo
Sergio Gatti

On the Theory of Scales of Measurement
S.S. Stevens

Mozart: le Tre Sinfonie dell'Estate del 1788
Antonio Baroncini

Gli acquarelli di Bruno Vezzani: Nel Silenzio della Pianura
Giovanni Comiso

Lettere a Theo
Vincent Van Gogh 

Arapesta
Enzo Spaltro e G. Fiomai

Per continuare
Enzo Spaltro

Bellessere

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Per cominciare

Enzo Spaltro

Desideriamo cominciare il secondo numero on line di Psicologia e Lavoro (il 185) con due affermazioni di principio: “Se non posso avere ciò che desidero, posso desiderare ciò che ho”; “Non è possibile prevedere il futuro, ma è possibile progettarlo”. Ciò permette di affermare la priorità della soggettività nella creazione del mondo che noi stiamo vivendo. Questa affermazione soggettivista deve però essere seguita da una tattica che non segua soltanto generiche affermazioni, ma permetta di affrontare i problemi attuali.

Mia moglie Milena mi ha molte volte chiesto perché io mostri un certo rifiuto del denaro e della sua apparenza monetaria. Questo rifiuto appare più evidente quando sono in gioco piccole somme di denaro, fino a preferire le cose fatte gratuitamente, evitando, così, di sporcarsi le mani con il denaro. Questa domanda sul perché del rifiuto di trattare denaro e moneta non ha avuto fino ad ora risposta da parte mia. Ho infatti difficoltà a capire e a comunicare questa mia resistenza ad usare il denaro.

Il motivo principale della difficoltà del trovare delle spiegazioni, sta nel fatto che il denaro ha svolto spesso, da solo, la funzione di moltiplicatore di benessere e di bellessere. Ora però il denaro, come moltiplicatore di benessere, sta mostrando i propri limiti, non riuscendo a passare da scale quantitative a scale qualitative di misura. Il denaro non è riuscito a restare l’unico modo di valutare la merce e richiede continuamente altri metodi per misurarla. Il denaro necessita di essere completato dalla reciprocità e riesce ad essere reciproco solo se contemporaneo. Se il tempo viene ridotto a zero, allora il denaro è costretto a restare nel presente, mentre, se il tempo fertilizza il denaro, attribuendogli un interesse positivo (o negativo), esso entra nella dimensione di “rischio/pericolo” presenti, e non va più verso il futuro, cioè verso la bellezza ed il bellessere. Denaro e dono non danno bellessere cioè felicità, ma semplicemente bontà, cioè una felicità normata con parametri altrui non fluidi. Il denaro, e la moneta che lo esprime, moltiplicano un benessere di tranquillità e di osservanza, una bontà da “conio” su metallo, solo recentemente trasformato in lettera di credito o banco-nota o carta di credito. Quindi il denaro crea una felicità altrui con un benessere e non con un bellessere. Il denaro ha abdicato alla funzione di moltiplicatore di benessere personale a favore del benessere altrui: chi possiede il denaro è costretto a spenderlo oppure a investirlo a favore di qualcun altro; in ogni caso non può utilizzare il denaro come moltiplicatore di benessere personale, finendo per restare prigioniero del denaro stesso. Occorre quindi inventare un sostituto del denaro che inneschi una nuova moltiplicazione di benessere senza aver bisogno dell’interesse e del benessere altrui.


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Tuesday, 09 October 2018 07:44

Psicologia e Lavoro n°184

In questo numero: 

Editoriale
Enzo Spaltro

Il quasi, il circa, l’about: il secondo Convegno delle tre parole
Antonietta Cacciani

Intervista a Enrico Parsi
Antonietta Cacciani

IX Convegno di Primavera
Cervia, 23 marzo 2018

Silvio Gesell
S.M. Keynes

Il premio Nobel a Thaler, per un’ Economia che ci tratta da esseri umani
Psychodrama and group psychotherapy
J.L. Moreno, M.D.

On Becoming a Person
Carl R. Rogers, Ph.D.-The University of Wisconsin

Formation: L’ autre miracle suisse
François Garçon

L’ inizio dell’infinito
David Deutsch

Canciones del más acá
Mario Benedetti

Tempo e benessere
Enzo Spaltro

Prosa o Poesia
Francesco Di Lorenzo

Le reti di imprese
Domenico Arato

Continuazioni Bologna 31 Marzo 2018


Editoriale

Enzo Spaltro

Psicologia e Lavoro, dopo 50 anni di pubblicazioni, esce abbandonando la sua tradizionale modalità cartacea di pubblicazione, ed imbocca una nuova modalità digitale di diffusione. La rivista manterrà alcune caratteristiche di base: il fatto di essere riservata ai soci dell’Associazione Università delle Persone e la natura di periodico trimestrale. Si mantiene inoltre lo scopo della rivista come sussidio didattico per i soci e per gli studenti della Università delle Persone.
Vi sono molti motivi per cui nell’anno 2018 l’organo di stampa di questa giovane Università è passato dalla forma cartacea a quella digitale. Il primo motivo è quello di tentare di aumentare la diffusione, non tanto di copie vendute, quanto di idee, seguendo il concetto di Keynes per cui “sia per il bene che per il male quelle che contano sono le idee”. Il secondo moti­vo è che, in questo modo, il raggio d’azione diventa maggiormente espanso e maggiormente aperto alla collaborazione di tutti coloro che riescono ad accedere alle reti che quotidianamente vengono raggiunte in un certo luogo e in un certo tempo. Un terzo motivo per cui Psicologia e Lavoro ha scelto questa modalità diversa di diffusione sta nella sperimentata maggiore velocità che il mondo digitale permette tra l’avvenimento di fatti e progetti e la loro cono­scenza sulla rete. In effetti, la diffusione online consente il passaggio tra una conoscenza visiva a cui siamo abituati, quella cartacea, ed una conoscenza di più reti di diversa natura, provenienza e finalità.
Dato il cambio di modalità di comunicazione, si rendono necessari due cambiamenti nel modo di presentare la rivista Psicologia e Lavoro. Un cam­bio dello schema di riferimento generale dell’ambiente in cui la pubblica­zione online viene indirizzata (o lanciata). Ed il vocabolario dei significati diversi che i messaggi contenuti nella pubblicazione veicolano. Così una rete proveniente direttamente da un frasario di origine bellica o competitiva non può più essere sufficiente ad esprimere concetti o idee di tipo connettivo. Questo perché il contrario della guerra non è, come si crede normalmen­te, la pace. Perché la pace è una mancanza di guerra ma non è un’entità contraria alla guerra. La guerra consiste essenzialmente nel passaggio all’unità, tramite la vittoria e l’eliminazione del plurale (o duale). In pratica ogni guer­ra porta ad una vittoria (e quindi è una sconfitta), e quindi ancora all’elimi­nazione di tutti tranne il vincitore. La guerra è per definizione la tendenza ad una sola relazione ed una mancanza di relazioni plurali. Per cui il contrario di guerra non è pace, ma connessione. Le connessioni sono il contrario delle guerre: abbiamo connessioni tra persone chiamate relazioni, connessioni tra idee chiamate associazioni, connessioni tra tempi chiamati successioni e connessioni tra rassomiglianze chiamate comunità, cioè comunismi.
Occorre a questo punto partire per una presentazione di un panorama molto più ampio di quello che sino ad ora la rivista Psicologia e Lavoro ha esplo­rato. Occorre partire quindi dall’idea di connessioni e distinguere la cultura bellica dalla cultura connettiva. Per fare questa presentazione appaiata delle cul­ture belliche a connessione zero e delle culture plurali a connessioni multiple presenterò qui due casi importanti per conoscere le qualità ed il senso delle due culture di cui stiamo parlando. Le due culture sono il caso premio Nobel che permette di capire meglio la cultura bellica e il caso Sud Africa per la cultura connettiva del perdono.
Il caso Nobel nasce dalla presenza di una cultura bellica che ha accumulato un’ immensa ricchezza nelle mani di Alfred Bernhard Nobel. La ricchezza dei due fratelli Nobel derivava dall’invenzione di più di 250 brevetti di esplosivi che hanno, sui più diversi fronti bellici, causato la morte di milioni di uomini e l’accumulo di multiformi prodotti esplosivi dai più devastanti effetti mortali. Dopo la tragica morte del fratello Alberto, avvenuta durante la prova di uno di questi esplosivi, Alfred Nobel fu preso dai sensi di colpa ed istituì nel 1901 cinque premi Nobel, uno per la pace ed altri quattro per la chimica, la fisica, la medicina e la letteratura, da assegnarsi a ricercatori che, nell’ultimo anno, aves­sero contribuito allo sviluppo del benessere tra le persone e le nazioni. Un altro premio che porta il nome di Nobel, ma che in realtà è dovuto ad un contributo della banca di Svezia, è quello istituito nel 1969 per un ricercatore in economia.
Il caso Sud Africa è invece il passaggio dalla cultura della vendetta alla cul­tura del perdono, e cioè dalla perdita di controllo del proprio futuro alla riappropriazione di questo futuro nel soggetto che non si vuole più vendicare. Ciò avvenne dopo che, a seguito di elezioni regolarmente eseguite, la maggioranza nera si impadronì del potere sino ad allora posseduto dalla mi­noranza bianca. Si temette quindi che la nuova maggioranza, esasperata per il potere minoritario che l’aveva compressa sino ad allora, si vendicasse violente­mente contro coloro che aveva considerato i propri oppressori.
Ciò non avvenne perché i leader della nuova maggioranza nera rinunciarono a utilizzare la tendenza alla vendetta della popolazione nera e utilizzarono invece, come criterio base, il raggiungimento di un benessere reciproco che la vendetta avrebbe certamente impedito.
Molti altri esempi, sia a livello politico sia organizzativo che interpersona­le, hanno chiaramente dimostrato che lo spirito vendicativo nuoce sia a livel­lo di coppia che a livello di comunità, e che il sistematico uso della mentalità di per-dono consente livelli di benessere altrimenti impossibili da raggiungere. La rivista Psicologia e Lavoro tenterà nei prossimi numeri di mostrare come questo criterio possa essere considerato un utensile quotidiano per un più facile raggiungimento sia del benessere (rispetto alle norme) che del bellessere (rispetto all’idea di bellezza e di felicità).


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Thursday, 27 September 2018 00:00

Psicologia e Lavoro n°182-183

Sono disponibili gli ultimi numeri della rivista Psicologia e Lavoro con i numeri 182 e 183

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Friday, 17 February 2017 00:00

Psicologia e Lavoro n°179-180

 

In questo numero:

  • Proposta 3: Poteri e Cambiamenti (Enzo Spaltro)
  • 100 punti per i Direttori del personale (Giorgio Gasparotti)

  • Chanson d’automne. Est un des plus fameux poèmes de Paul Verlaine. Il est paru dans le livre Poèmes saturniens en 1866.

  • Dalla società dei guerrieri a quella dei connettori. Dieci ipotesi per una psicologia della pace. (Enzo Spaltro)

  • Proposta 4: dipendenza tra uomini e cose (Enzo Spaltro) 

  • The likely cause of addiction has been discovered, and it is not what you think (Johann Hari)

  • Dialogo con fra’ Giordano Ferri sul Festival Francescano 2017 a Bologna (a cura di Enzo Spaltro)

  • Il gioco d’azzardo e le distorsioni cognitive (Isabella Margheri)

  • La poesia e il futuro (Francesco Di Lorenzo)

  • 20 anni / 80 anni (Chiara Pelloni, Enzo Spaltro)

  • Recensione: Elisa Nocca “La tribù che danza” (a cura di Enzo Spaltro)

  • POESIA: Patrizio Massi

  • UP Università delle Persone Programma e proposte 2017

  • UP Università delle Persone | FondES

  • 8° Convegno di primavera “Il Rischio” Cervia, 31 marzo | 1 aprile 2017

 

Proposta 3: Poteri e Cambiamenti (Enzo Spaltro)

Il 6 dicembre 2007 si sono incontrati a Bologna presso l’Ordine dei Giornalisti un gruppo di promotori di un’associazione chiamata “Università delle Persone” ed hanno deciso di costituirsi in un’entità formativa non profit con sede a Bologna. Questo gruppo di promotori era costituito da Enzo Spaltro, Isabella Covili, Emilio Bonavita, Agostino Benazzi, Sandro Scorzoni. Da allora l’associazione suddetta, affiancata da una fondazione parallela, chiamata Fondazione Enzo Spaltro, ha svolto 9 programmi annuali di formazione,  empre orientati al mondo del lavoro ed al benessere di base necessario per poter svolgere il lavoro in climi benestanti.
Questa università, chiamata UP, cioè Università delle Persone ha iniziato con un primo programma di laurea in sé stessi, ha proseguito poi con un corso di nuove relazioni industriali e successivamente un corso di climi lavorativi e loro miglioramento. Negli anni successivi ha sviluppato particolarmente i temi di reddito di cittadinanza, di moneta franca, di conflitti lavorativi. Più recentemente ha organizzato corsi e convegni sul tema delle vendetta e del perdono, dell’uso della bellezza nel mondo lavorativo e della progettazione del futuro tramite l’idea di benessere. In tutte queste attività alcuni concetti sono apparsi fondamentali: quello di parità, unico antidoto rispetto al dominio, quello di perdono come il miglior modo di trattare la vendetta.
Si è visto che il predominio del perdono negli affari organizzativi ha permesso una progressiva trasformazione della micro-economia di fronte all’emergere della soggettività e delle diversità estetiche. Le qualità psichiche hanno spesso sorpassato le dimensioni etiche. L’oscillazione tra unico potere a somma zero (monoteistico, monarchico, ecc.) e potere plurale (potere a somma variabile) che è diventato centrale specie nella gestione non più orientata su controllo e possesso, ma sulla negoziazione e il benessere-bellessere richiesti a tutti i protagonisti del lavoro.
Di solito si intende per potere la possibilità e/o capacità di produrre e/o impedire cambiamenti. Partendo da una logica monoteisticamonarchica del potere unico ed assoluto si è arrivati prima ad una delimitazione del potere unico con il concetto di coppia (i consoli romani sostituiscono i re di Roma). Successivamente viene proposta una terna di poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario: la rivoluzione francese). Attualmente, nel passaggio dalla cultura bellica alla cultura connettiva si è arrivati a sei poteri (mediatico, economico-finanziario, scolastico dell’apprendimento) oltre ai tre già individuati.

... CONTINUA  

 

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Tuesday, 29 November 2016 00:00

Psicologia e Lavoro n°178

 

In questo numero:

  • Proposta 2: Le idee e l’associazione di idee (Enzo Spaltro)
  • Le coaching, enjeux, paradoxes et perspectives (Eugène Enriquez)
  • Why America is polarized (Philip Slater)
  • Lewin, complessità e piccoli gruppi (Flavio Montanari)
  • Assessment delle competenze e procedure concorsuali (Giorgio Sangiorgi)
  • CLIMA 178: Siete giocatori? Amate il rischio? (a cura della Redazione)
  • POESIA: Wisława Szymborska (a cura della Redazione)

 

Proposta 2: Le idee e l’associazione di idee (Enzo Spaltro)

Alla fine della prima proposta (le persone e l’idea di dichiarazione di rischio), ci siamo posti il problema se le persone, concetto teatrale, quindi artistico estetico e non scientifico etico, sono un mezzo efficace per produrre benessere attuale ed anche speranza di benessere e di conseguente bellezza. Ed essendo l’idea di persona all’origine di molte connessioni producenti benessere, abbiamo pensato che, analogamente a quello che fanno le connessioni tra persone, origine delle relazioni di ogni genere, anche le connessioni tra idee possano essere un mezzo efficace per produrre benessere ed anche speranza di benessere e di conseguenza bellezza, cioè benessere, soggettivo ed espanso verso il futuro. Quindi abbiamo pensato di indagare come si comportano le connessioni tra idee nella produzione di benessere e nel passaggio che stiamo vivendo tra società dei controlli e società delle connessioni. E qui ci si ripropone la domanda: ma è proprio vero che le arti e le religioni fioriscono
durante il malessere e che gli artisti trovano l’origine dei loro prodotti belli nella loro sofferenza e malessere? Il poeta, il pittore, il musicista ed il santo sono sempre dei sofferenti o possono essere felici? Siccome siamo convintiche tutti possono essere felici, ci piace tentare di dire il perché di tale convinzione. Cominciamo con due idee al riguardo, mi piace partire da queste. La prima idea che, pur non essendoci una regola fissa, gli uomini tendono quasj sempre verso la loro felicità. E’ vero che, nel campo dei comportamenti umani, le parole sempre e mai non dovrebbero essere usate. Ma è altrettanto vero che la ricerca del benessere ed anche della speranza di benessere, cioè di bellessere, rappresenta una finalità onnipresente in tutti i campi del vivere umano: dalla musica alla gastronomia e dallo
sport alla teologia. Non è certo un caso che il primo trattato di teologia, la teogonia di Esiodo (VI° secolo a.c.) poneva la religione al pari di altre arti e le assegnava una Musa, Clio, musa della religione e della storia, come Tersicore per la danza, Melpomene per il canto, Urania per il cielo e gli astri. Dodici in tutto e tutte figlie di Zeus, il io massimo, da cui nasce poi il monoteismo religioso, tuttora redominante, eccetera. Inoltre occorre ricordare che il benessere è principalmente costituito dalla possibilità e capacità di espressione. Invece il malessere deriva di solito principalmente dalla repressione
di tale possibilità e capacità. Così si spiega lo stretto legame tra espressione e benessere e tra repressione e malessere. In altri termini la sottile e mobile dinamica tra stati di gioia e di depressione, la duplice polarità dello stato psichico tra benessere e malessere, colora moltissimi sentimenti e climi di polarità spesso imprevedibili che portano i soggetti a sostenere contemporaneamente tutto ed il contrario di tutto. Alcuni hanno proposto l’uso del termine “pensiero duale” anche come tecnologia di studio delle connessioni tra idee suggerendo per ogni parola la ricerca dell’opposto di tale parola ... CONTINUA  

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Friday, 28 October 2016 00:00

Un Futuro Bello (di Enzo Spaltro)

È un libro di psicologia politica che tende a chiarire storicamente ed operativamente l'importanza persistente della soggettività. Questo libro ha il titolo emblematico di "Un futuro bello", mettendo in contatto gruppo, futuro e bellezza e presenta trenta punti di vista per analizzare il futuro o, meglio, i futuri che influenzano oggi il nostro presente e la sua progressiva trasformazione del benessere in bellessere.

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Thursday, 20 October 2016 00:00

Psicologia e Lavoro n°177

In questo numero:

  • Proposta 1: le persone e l’idea di dichiarazione di rischio (Enzo Spaltro)

  • Metamorfosi (Pino Rovitto)

  • Il futuro della persona e la persona del futuro (Enzo Spaltro)

  • La conoscenza sensibile delle connessioni (Simonetta Simoni)

  • La formula più struggente della fisica quantistica (∂ + m) y = O (Paola Baldassarri)

  • Valutare il benessere psicosociale delle persone tra matematica e norme giuridiche (Gianfranco Cicotto)

  • Lavorare con, non per mezzo di (Luisa Pogliana)

  • INFO news eventi (a cura della Redazione)
  • POESIA: Lucianna ARGENTINO (a cura di Francesco Di Lorenzo)

  • RACCONTO: Connessioni cosmiche, Dino Borcas (a cura della Redazione)

Proposta 1: le persone e l’idea di dichiarazione di rischio (di Enzo Spaltro)

Innanzi tutto chiedo scusa per il ritardo con cui esce questo primo numero dell’anno 2016. Alcuni cambiamenti nell’organizzazione e nei programmi della nostra piccola e polimorfa rivista hanno accumulato ritardo su ritardo, ma eccoci che alla fine ci siamo. Psicologia e Lavoro ha una diversa maniera di esprimersi. E con questa modalità propone ai propri lettori i quattro numeri dell’anno 2016 ed i loro specifici contenuti. Il tema centrale di questi quattro numeri sarà il passaggio in corso dalla società dei guerrieri alla società dei connettori. Ciò significa che la società che ha visto sinora la guerra come elemento fondante l’idea di benessere, la rigidità dei rapporti sociali e l’origine sacra del potere sta spostando il proprio fondamento verso la pace che viene considerata il punto centrale del bellessere e dell’origine laica del potere. Voglio promettere ai lettori di P&L di proporre in ogni numero un argomento che mi sembra meritare maggiore attenzione nel momento di transizione che stiamo vivendo. Parto con una prima proposta che s’intitola “idea di dichiarazione di rischio” e vuole affrontare il sentimento di rischio che si sta diffondendo sempre di più in questo momento di passaggio dall’era delle guerre a quella delle connessioni. Il rischio del salto nel buio e per giunta nel benessere sempre esistente, ma anche colpevolizzante, in un mondo abituato alla sofferenza, si è enormemente diffuso negli ultimi anni. Molti giovani abituati a cercare a qualsiasi costo una sicurezza hanno dovuto dolorosamente convertirsi ad una cultura del rischio e della precarietà. La gente che aveva per secoli creduto che nessun piacere si potesse raggiungere senza una sofferenza (prima come fatica e dopo come colpevolezza), in un mondo abituato a dovere pagare caramente la soddisfazione dei bisogni si è trovata sguarnita di fronte al benessere possibile. Ed ha fatto di tutto per distruggere il benessere possibile. Gli uomini che spesso inventavano le guerre non sapendo accontentare i desideri e il benessere delle popolazioni (una guerra obbligava alla calma le tentazioni rivoluzionarie) oggi si accorgo no che le guerre non sono più capaci di bloccare i desideri. E cercano nuovi modi per utilizzare e non distruggere il benessere possibile: è meglio dialogare che uccidersi reciprocamente. E i desideri è meglio tentare di accontentarli gradualmente invece di rifiutarli sistematicamente. Per quanto lento possa essere questo passaggio dalla cultura bellica a quella connettiva, i primi sintomi sono già rintracciabili ed i binari di questa ferrovia possono essere per lo meno prevedibili e denominabili. Così le guerre non si faranno più, non perché gli uomini non vogliano più continuare a farle, ma perché non si vincono più. E senza la vittoria le guerre non conviene più farle. La fine di questa plurimillenaria cultura bellica del controllo e della vittoria la si vede proprio nel passaggio dalle guerre al terrorismo. Le guerre sono state inventate dagli uomini sei- settemila anni fa, quando alla società dei cacciatori/raccoglitori si è sostituita quella degli agricoltori, basata sul possesso della terra e quindi dei guerrieri, che dovevano conquistarla, coltivarla e difenderla. Non si poteva coltivare la terra senza conquistarla e difenderla. Da cui la creazione dei grandi eserciti e dello sterminio del nemico ...  CONTINUA

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Monday, 13 July 2015 00:00

Psicologia e Lavoro n°173

In questo numero:

  • Presentazione di Enzo Spaltro
  • Invito agli Ordini degli Psicologi Rosanna Gallo
  • La giustizia organizzativa nella gestione delle risorse umane Massimiliano Barattucci
  • Il Job club: la gestione del gruppo finalizzata alla ricerca attiva di lavoro Fabrizio Mascioli
  • La partita professionale la gioco al coworking Patrizio Massi
  • Jobs act e job insecurity La psicologia del lavoro tra istituzioni e lavoratori Marco Vitiello, Daniele Andrian, Antonio Dragonetto
  • Analisi del bisogno formativo, della tutela e promozione della figura dello psicologo del lavoro in Emilia-Romagna Michele Piattella
  • La psicologia al lavoro, nella clinica, nel sociale. Futuri di una professione, tra illusione, visione, possibilità, progetto. Antonio Dragonetto, Emanuela Lupo
  • Sur le travail - Choix de textes Maurice de Montmollin
  • L’INTERVISTA: Giovanni Bresciani, Presidente SIPLO di Antonietta Cacciani
  • Psicologia Pratica Clima 173: Giramondo o sedentari a cura di UPric
  • RACCONTO: L’ossimoro di Enzo Spaltro tratto da “Il colore dell’acqua” Format Edizioni 2013
  • POESIA: Carla de Falco a cura di Francesco Di Lorenzo

Presentazione a cura di Enzo Spaltro

Questo numero di PeL è orientato alla Psicologia del Lavoro. Il lavoro, centro della vita sociale, tanto che qualcuno esageratamente lo considera la base della cittadinanza, non è considerato importante dalla Psicologia vigente. La Psicologia del Lavoro viene al massimo considerata Psicologia “applicata” al Lavoro. L’evidenza non basta a dimostrare il contrario. La maggioranza degli psicologi impegnati nelle organizzazioni nazionali e internazionali vengono dal lavoro. La prima scuola di specializzazione (quando ancora non c’erano le Facoltà di Psicologia) fu la Scuola di specializzazione in ”Psicologia del Lavoro e Psicotecnica” all’Università Cattolica di Milano. La sede di lavori stabili psicologici è ancora nel mondo del lavoro. Proprio nel momento in cui le aziende, volendo tagliare i costi, privilegiano la limitazione di attività di selezione, formazione e motivazione al lavoro. D’altronde anche nel mondo accademico la Psicologia del Lavoro non esiste che da pochi anni, in mezzo a una polverizzazione delle parole come Psicologa Sociale e del Lavoro, Psicologia Organizzativa o Industriale, Psicotecnica, eccetera. La prima cattedra di Psicologia del Lavoro si deve a una proposta degli studenti della Facoltà di Sociologia di Trento nel 1968. Stretta tra il rifiuto degli sperimentalisti in parallelo con i clinici e il rifiuto studentesco e sindacale. E persino col sospetto degli imprenditori che la vedono ancor oggi come una proposta sovversiva o populista, la Psicologia del Lavoro stenta a svilupparsi come potrebbe o dovrebbe. Anche gli Ordini professionali degli Psicologi non hanno mostrato negli anni un loro più favorevole atteggiamento. Dal fatto iniziale del rifiuto dei primi Dottori di Ricerca, che erano tre nella loro prima edizione, di cui due soli hanno poi proseguito ed uno è prematuramente scomparso. Anche l’indagine, voluta dalla nostra rivista, ha mostrato la stessa tiepidezza. Alla nostra richiesta di opinione e collaborazione, i Presidenti degli Ordini degli Psicologi hanno risposto molto tiepidamente. Mentre ringraziamo coloro che hanno accettato il nostro invito e pubblichiamo quanto abbiamo ricevuto, ricordiamo come anche come personalità della scienza e della letteratura italiane parlino di fisica, di neuroscienze, di scienze sociali, di filosofia, ma mai di psicologia. Carlo Rovelli, nel suo delizioso libretto “Sette lezioni di fisica”, parla continuamente di problemi psichici, senza usare mai la parola Psicologia. Il cardinale Gianfranco Ravasi, responsabile dei problemi culturali della Santa Sede, parla continuamente (Sole 24 ore, 7 giugno 2015) di Psicologia, ma scrive “ …siamo un paese ove brilla in natura il sole, ma ove è la nebbia ad avvolgere le Scienze Sociali…”, usando questo termine di Scienze Sociali di significato dubitativo–dispregiativo. Anche la Psicologia del Lavoro fa parte del “pacchetto” Scienze Sociali, ancora incapace di produrre scienza, ma ancora e soltanto Scienze Sociali, o al massimo Neuroscienze, ma non Psicologia. Ritorneremo su questo tema. Per ora la situazione è quella di un vago e tendenzioso rifiuto di questa disciplina. Speriamo e insistiamo: da tanti anni speriamo che il lavoro sia una polarità basilare per l’affermazione della soggettività. Più della malattia, dell’apprendimento, del collettivo e della politica. Secondo soltanto all’idea della cittadinanza, che ne costituisce l’origine, come causa ed effetto. Così sono stati raccolti a seguito della richiesta di Rosanna Gallo, gli scritti di Giovanni Bresciani, intervistato da Antonietta Cacciani, Massimiliano Barattucci, Fabrizio Mascioli, Patrizio Massi, Marco Vitiello, Daniele Andrian, Antonio Dragonetto, Emanuela Lupo, Michele Piattella, quanto è stato possibile pubblicare su temi diversi in questa carrellata di risorse al nostro invito. Il ricordo di un collega francese, recentemente scomparso, Maurice de Montmollin, che molto collaborò a sviluppare la Psicologia del Lavoro ed Ergonomia, completa questa stimolazione critica, ma fiduciosa. Cioè l’espressione e la repressione della psicologia nel mondo del lavoro. Cioè Psicologia del Lavoro e Lavoro della Psicologia.

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Monday, 20 April 2015 00:00

La chiave a stella - consigli di lettura

Il lavoro e la sua qualità, l’austerità, il conflitto, l’avventura. Una sorta di Odissea moderna dove il protagonista, Faussone, può essere paragonato ad un Ulisse che gira il mondo con la sua chiave a stella per montare gru, tralicci, ponti, impianti petroliferi, ma soprattutto un’altra grande opera: la moralità del lavoro, raccontata attraverso le sue parole schiette e sincere.
Primo romanzo d’invenzione di primo Levi, pagine molto piacevoli da leggere, di sovente velate da ironia, che affrontano dall’interno il rapporto tra uomo e lavoro, oltre a rivelare vite e mestieri di cui si conosce poco.
Una narrazione (un dialogo per l’esattezza) su chi si impegna a lavorare bene, su chi crede in ciò che fa, sulla fatica quotidiana, sulle vittorie e sulle sconfitte che portano al piacere per un’opera portata a termine e ben fatta.
La moralità del proprio mestiere è d’obbligo per chi ricerca il cambiamento; tutti abbiamo l’obbligo di batterci per una nuova organizzazione del lavoro che offra motivazione e partecipazione.
Il lavoro è una componente necessaria della nostra società, capace di renderci cittadini liberi e non sciavi, come potrebbero pensare taluni. Lo stesso autore afferma: “Il rapporto che lega un uomo alla sua professione è simile a quello che lo lega al suo paese; è altrettanto complesso, spesso ambivalente, ed in generale viene compreso appieno solo quando si spezza: con l’esilio o l’emigrazione nel caso del paese d’origine, con il pensionamento nel caso del mestiere”.
Questa sarà la vera rivoluzione, nonché il futuro delle relazioni industriali, una lotta che tende verso un lavoro competente e ben fatto, che ponga le basi per un benessere diffuso.

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