Tuesday 19 February 2019

 

Tuesday, 11 September 2018 00:00

T-Group 28-29-30 settembre 2018

immagine per webIn Italia, si organizzano pochi T-group, l’Università delle Persone, nei suoi dieci anni di vita, senza logiche profit, propone annualmente questo laboratorio come esperienza didattica e come “porta” per il cambiamento.

Il Tgroup è un laboratorio residenziale di dinamica di gruppo che favorisce l’acquisizione e lo sviluppo di una sensibilità ai fenomeni di gruppo, e aiuta ad affinare la percezione di sé e degli altri. Per questo è particolarmente indicato per chi lavora in team, per chi gestisce gruppi, per i professionisti della formazione e dell’orientamento (insegnanti, educatori, trainers, coach, counselor, psicologi) ed anche per chi ha ruoli di leadership dentro le organizzazioni. Difatti, essendo un laboratorio esperienzale può essere un’opportunità di crescita e cambiamento anche per tutti coloro che hanno semplicemente il desiderio di migliorare la propria capacità di relazionarsi e di “stare” con gli altri.

Carl Rogers lo ha definito "la più potente tecnica di intervento sociale inventata nel XX° secolo".

SCARICA QUI IL DEPLIANT

 

 

Per informazioni ed iscrizioni:

Isabella Margheri, segreteria UP
cell. 334 131 3827
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Wednesday, 02 May 2018 00:00

Psicodramma 8-9 giugno 2018

Cos’è Lo Psicodramma

Lo Psicodramma (dal greco drao, agisco e dall'inglese drama, teatro) è un modello e un metodo psicoterapeutico storicamente alla base delle terapie di gruppo, ideato a Vienna negli anni Venti da Jacob Levi Moreno e sviluppato dal 1925 in America. Da lì si diffuse in tutto il mondo in seguito a numerose missioni di studio di psicologi, sociologi e psichiatri al teatro del "Moreno Institute" di Beacon (New York). Lo psicodramma (anche chiamato psicoplay) ricorre al gioco di messa in  scena improvvisato e libero, e mira a sviluppare attivamente la spontaneità dei soggetti e lo sviluppo di relazioni di "tele" inteso come comprensione, intesa ed empatia reciproca.
Lo Psicodramma è un metodo di lavoro di gruppo che sfrutta la messa in scena di tipo teatrale del proprio vissuto, più o meno problematico, per giungerne alla rielaborazione e, nel caso di conflitti e problemi, alla loro risoluzione attraverso la possibilità di rivedere e rivivere il proprio problema sia dall’interno come protagonista, sia dall’esterno, come spettatore. 
Come sperimentato da Moreno nel “Teatro dell’Improvvisazione”, proprio il lavorare tramite l’improvvisazione favorisce, successivamente alla messa in scena, un recupero critico del vissuto agito scenicamente – in Psicodramma è spesso prassi trasformare un’emozione provata in un’azione corrispondente e significante, la consegna data è spesso: “non dirmelo, fammelo vedere”, bypassando così i meccanismi mentali di controllo razionale che agiscono sul nostro linguaggio quotidiano – proprio perché, così, chi compie l’azione può meglio rendersi conto di cosa ha effettivamente provato e fatto.

Lo Psicodramma sarà condotto dal Prof. Beppe Sivelli 

Data e Luogo:

Inizio: Venerdì 08/06/2018 ore 10:30 Termine: Sabato 09/06/2018 ore 12:00 
Convento delle suore domenicane ss. Sacramento - via Emiliani, 54 - 48010 Fognano Brisighella (RA)

Quota di partecipazione

Soci Studenti UP € 90,00 (per vitto e alloggio in camera doppia)
Soci Ordinari € 300,00 (comprensivi di vitto e alloggio in camera doppia)
Non Soci € 400 (comprensivi di vitto e alloggio in camera doppia e della quota associativa all’Università delle Persone per l’anno 2017 che dà diritto alla partecipazione gratuita dei seminari e alla rivista “Psicologia e Lavoro”)
Supplemento camera singola € 10,00.
Per chi desidera fermarsi a pranzo la domenica   €15
La prenotazione delle camere avviene tramite la segreteria UP

Modalità di pagamento

Il pagamento si effettua tramite bonifico anticipato intestato a: UP – Università delle Persone EmilBanca – agenzia di via Macchiavelli – Bologna
IBAN – IT 42 H 07072 02406029000079827

SCARICA LA LOCANDINA

Per informazioni ed iscrizioni:

Isabella Margheri, segreteria UP
cell. 334 131 3827
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Università delle Persone e la Fondazione Enzo Spaltro sono liete di presentarvi la prossima lezione del proprio "Corso di Specializzazione in Benessere Lavorativo".
Tema dell'incontro sarà "La vita come persone" a cura dei docenti Roberta Lasi e Davide Baroni.
Vi aspettiamo Venerdì 5 Giugno 2015 dalle ore 10, presso la sala Modigliani in Emilbanca (Via dei Trattati comunitari 19 - Bologna)

Per informazioni: E-MAIL: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.   CELL: 347/1721134

 Calendario completo delle attività

 

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PSICODRAMMA

“Oltre il sipario”

18 - 19 Aprile 2015

LO PSICODRAMMA

Lo psicodramma è un metodo basato sulla concezione che l’uomo può liberarsi dai condizionamenti impostigli dalla sua specifica storia, qualora venga a trovarsi in una situazione idonea a far emergere la sua spontaneità. L'essenza di questa metodologia consiste nell'esteriorizzazione rappresentativa dei vissuti personali mediante delle improvvisazioni sceniche e la loro analisi, operata da uno psicodrammatista "direttore del gioco". Costituisce un mezzo privilegiato di espressione e simbolizzazione che permette la rappresentazione e la rielaborazione di situazioni conflittuali interpersonali. Utilizzato originariamente come tecnica psicoterapeutica, si è diffuso anche in alcuni ambitidella formazione aziendale.

Condotto dal
Prof. Giuseppe Sivelli 
 

Luogo, date, orari

Convento delle suore domenicane ss. Sacramento - via Emiliani, 54 48010  Fognano – Brisighella (RA)

Inizio: sabato 18/04/2015 ore 10,00
Termine: Domenica  19/04/2015 ore 13,00

Quota di partecipazione

Soci Studenti UP € 70,00( per vitto e alloggio in camera doppia)
Soci Ordinari € 250,00  ( vitto e alloggio compreso)

Supplemento camera singola € 10,00.
Per chi desidera fermarsi a pranzo la domenica €15 

È possibile iscriversi compilando il modulo in allegato.

Modalità di pagamento

Il pagamento si effettua tramite bonifico anticipato intestato a: UP – Università delle Persone
Emil Banca – agenzia di via Macchiavelli – Bologna , IBAN – IT 42 H 07072 02406 029000079827 

info

www.universitadellepersone.com
SegreteriaThis email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Cell. 347/1721134

 

 

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UN NUOVO APPRENDIMENTO: CAMBIARE IL MODO DI CAMBIARE

Abbiamo bisogno di ripartire, se non da zero, almeno da un punto non lontano da zero. Se vogliamo imparare qualcosa. Per molti anni abbiamo esortato ad uscire  dal novecento. Spesso senza successo. Oggi è arrivato il momento di esortare ad entrare nel duemila. Speriamo con migliori risultati. E con maggiore velocità. Apprendendo da tutto e da tutti. Soprattutto dagli altri  che hanno tentato come noi di entrare nel secondo millennio. E’ giunto il momento di cercare un nuovo apprendimento che parta da punti diversi  dai soliti, che sia comprensibile e verificabile e che consenta un maggiore e migliore benessere soggettivo e diffuso.
Occorre discutere sistematicamente e non punto per punto. Seguire cioè una somma di fattori in parallelo e non in conflitto tra loro. Inventando e non scoprendo fattori, idee e persone nuove che sostituiscano il vocabolario vigente dei guerrieri con il  vocabolario emergente delle connessioni. Creando una costellazione di apprendimenti tale da saper resistere agli assoggettamenti che vengono quotidianamente usati nella società in cui viviamo.
Occorre seguire tre concetti parallelo: il gruppo, il futuro e la bellezza, partendo dall’idea che la speranza di benessere è già benessere e può essere chiamata bellessere, cioè benessere futuro. Questo permette di distinguere tre tipi di connessioni: quelle tra persone denominabili relazioni, quelle tra idee denominabili associazioni e quelle tra pressioni denominabili poteri.
Questi nuovi concetti impongono di cambiare il modo di cambiare: non più in serie, ma in parallelo. Non più sui bisogni frustrati, ma sui desideri realizzabili o sui sogni possibili. Non più sulla scarsità, ma sull’abbondanza. Non più sulla bontà, ma sulla bellezza. Non più sulla paura, ma sulla speranza. Non più sulla solitudine, ma sulla compagnia. Non più sul conflitto, ma sull’amicizia tra i protagonisti dell’apprendere: docenti, studenti, amministratori ed utenti. Non più sulla competizione, ma sulla collaborazione. Non più sulla vendetta, ma sul perdono.  Non più sulla scoperta di ciò che già esiste, ma sull’invenzione di ciò che non esiste. Non più sulla disuguaglianza, ma sulla diversità. Non solo sulle risorse materiali, ma soprattutto su quelle immateriali.  Il nuovo apprendimento poi non si riferisce solo alla scuola, ma a tutti i campi della crescita, della produzione di benessere, della gestione del bellessere, soggettivo e diffuso.

PREVISIONI E PROGETTI  POSSIBILI
a) partire con piccole azioni esemplari che permettano un aumento di fiducia e di partecipazione. L’assenteismo elettorale rappresenta un calo di motivazione pericolosissimo  anche sulla motivazione lavorativa. E discende a cascata in tutte le funzioni espressive umane. Ciò andrebbe trattato con piccole iniziative e premi capaci di aumentare il coinvolgimento (es. migliorare la segnaletica nei luoghi comuni, diminuire le incentivazioni repressive e punitive e costituire dei premi non monetari, locali e cittadini, creare punti espressivi e di scambio di opinione, insegnare a pagare le tasse , non solo a punire gli evasori, creare punti di appren-  dimento nelle zone delicate dello sviluppo sociale, ecc..
b) creare un doppio mercato di lavoro può raddoppiare le vie di espressione ed aumentare le possibilità di benessere. il doppio ciclo di vita e di apprendimento, il reddito di sopravvivenza con manifestazioni che ne spieghino la finalità e le sostituzioni con servizi che questo reddito permetterà. Nonostante le difficoltà, occorre tentare di impedire la rottamazione di energie che oggi sono disponibili e che consentirebbero un miglioramento di benessere soggettivo e diffuso.
c) studiare l’alimentazione ed i vantaggi/svantaggi dell’alimentazione ottimale nello sviluppo e nel benessere della società italiana. In effetti non c’è solo fame di pane e di vino, ma anche di  oggetti d’amore e di programmazione, di condizioni fisiche e di stati d’animo psichici legati all’alimentazione, oltre che a molti altri progetti d’amore. Né va dimenticato il versante oggettivo di ogni genere di fame, tuttora presente nel nostro Paese; fame di cibo, di informazione, di conoscenza, di fede e di fiducia, di compagnia e di clima in cui  e  di cui si vive.
d) proporre la bellezza dove la bontà non ci basta più. Abbiamo cioè bisogno di dimensioni temporali più lunghe. Infatti la speranza di benessere è già benessere: tentare di aumentare l’importanza dell’orizzonte temporale ed apprendere le modalità per allungarlo è lo scopo di ogni sviluppo soggettivo e diffuso. Il futuro che compone l’orizzonte temporale è composto soprattutto da: gruppo, futuro e bellezza. Più aumenta la dimensione temporale  e più si capisce la condizione di vita in cui si vive.  Così si riesce a progettarla ed a esprimerci con tempi nostri , invece di essere continuamente repressi da strettoie temporali altrui.
e) Occorre dare la precedenza agli orizzonti temporali più basilari: salute, casa, scuola, lavoro, denaro ed appartenenza. Stimolare il sistema sanitario italiano che è uno dei migliori del mondo, ma che richiede, per non bloccarsi, un forte intervento sulla motivazione e sull’autonomia del mondo medico. Fiducia e  reciproca convenienza potrebbero aumentare.
f) La casa e la politica della casa, per i giovani e per gli anziani, risanando le situazioni deficitarie da abbandono, e progettando un servizio casa per il doppio mercato di sopravvivenza, seguendo l’idea di bellessere o benessere futuro soggettivo e diffuso.
g) La scuola e l’università vanno seguite con i suoi quattro protagonisti, studenti, docenti, personale non docente ed utenti, puntando molto sulle variabili  immateriali come prestigio, docenti, appartenenze, senso di appropriazione, partecipazione, aspettative,  lavoro di gruppo dei quattro protagonisti, e feed back  alle realizzazioni da imitare dalla esperienza di altri paesi  più avanzati del nostro in questo campo. ecc,
h) creare una moneta franca, un reddito minimo garantito di sopravvivenza, dei massimi e dei minimi salariali, una spendibilità limitata nei massimi e nei minimi, con date di validità monetaria sperimentabili.  Non si devono inventare dei toccasana, ma dei necessari tentativi di sostituire con una logica dei piccoli passi, quello che oggi non va con qualcosa che  sia  capace  di aumentare  e migliorare il benessere soggettivo e diffuso, cioè il bellessere.
i) Aumentare lo spazio di garanzia data in massima parte tramite servizi prestati gratuitamente nella zona di sopravvivenza e che sostituiscano gradualmente jl reddito minimo garantito del secondo mercato del lavoro. Questo va integrato con una riforma del sistema assicurativo e con la maggiore importanza da dare alle variabili immateriali e non monetarie di cui il sistema assicurativo oggi non è sufficientemente fornito.
l) Favorire la riappropriazione da parte dei cittadini delle zone di vita di cui sono stati espropriati essenzialmente dai meccanismi di dominanza, predazione, vendetta, sadiismo o ideologia tendenti tutti ad una scarsità, strumento di assoggettamento contro cui l’unica difesa sta nell’apprendimento che continuamente si deve rinnovare con la pacificazione,, la collaborazione, l’autocontrollo, l’empatia, il benessere, lo scambio ed il perdono tutti meccanismi  che consentono una moltiplicazione del benessere e del bellessere.
m) Sviluppare la cittadinanza con miglioramento dei servizi, acquisizione del diritto di battere moneta, stabilire settori non monetizzabili di benessere, creazione di sinergie tra capitale e lavoro, che, oltre a creare nuove unità di moltiplicazione della ricchezza, permettano di uscire dal secolare conflitto tra lavoro e denaro, proponendo il lavoro come possibile unità monetaria  dell’avvenire. Per costruire  l’apprendimento di una cittadinanza che non abbiamo.
n) sviluppare la rappresentanza e la rappresentatività nei collettivi e nelle istituzioni in modo da ottenere il massimo benessere possibile per il maggior numero di persone e per cambiare il modo di cambiare.

Domande da porsi per discutere, non affermazioni definite da realizzare.
Bologna 25 febbraio 2015,  proposta  di  Enzo Spaltro per le discussioni del 19 marzo 2015.

FONDES - UP

giovedì - 19 marzo 2015
 dalle ore 17,00 alle ore 19,00
 sede: Emilbanca – Via Trattati Comunitari - Bologna

SCOMMESSA N° 24
UN NUOVO APPRENDIMENTO: CAMBIARE IL MODO DI CAMBIARE ”

parteciperanno: 
Il dott. on.le Pier Paolo Baretta, Sottosegretario del Governo all’Economia e FinanzaEnzo Spaltro

Per informazioni: E-MAIL: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.   CELL: 347/1721134

 

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Ho il piacere di invitarvi a riprendere insieme a noi un discorso interrotto qualche anno fa e da qualcuno  denominato del cammello. L’autore principale è stato Nerio Bentivogli, allora Assessore al Lavoro della Provincia di Bologna, che ne ha promosso il dibattito per cui è stato denominato il papà del cammello, da Maria Lena Bigoni , allora responsabile del Centro per l'Impiego di Bologna, che ne ha curato l’organizzazione e riferito alla situazione presente, per cui è stata denominata la mamma del cammello. Alcuni di voi ricorderanno le discussioni che avemmo assieme su iniziativa di Nerio Bentivogli e poi riprese presso laFedermanager  sul tema che stavamo affrontando del pensionamento dei dirigenti e su quella che poi è stata definita la “rottamazione dei cinquantenni”.  Sembrò allora una stranezza che sottolineava un problema ancora non attuale per  noi in Italia. I fatti hanno smentito questo nostro ottimismo e oggi il problema dei cinquantenni sia come lavoro, sia come loro formazione ad un secondo  lavoro è diventato attuale. Ho pensato che varrebbe la pena ridiscuterne in senso operativo, sia in vista della  creazione di un secondo mercato del lavoro, sia come riciclaggio della formazione tecnica ed umanistica, sia come problema sociale di utilizzo di risorse oggi inesorabilmente sprecate. Rivolgo a voi, interessati di vecchia data, l’invito a trovarci presso la sede g.c. della Emilbanca in Via dei Trattati Comunitari per parlare in termini operativi sia della  creazione di uno specifico mercato del lavoro, sia dell’invenzione di una moneta franca specifica per questo periodo della vita lavorativa e personale, sia di speciali programmi di formazione da lanciare nel mondo del lavoro italiano e soprattutto nella scuola italiana in via di rinnovamento (speriamo!). Ho chiesto a un amico esperto di tempi, orologi e finanza, Paolo Pandolfi, di aggiungersi a noi per esporci un particolare punto di vista, quello della  misura del tempo, nell’analisi di questo problema dei cinquantenni. Spero proprio possiate accettare questo“impertinente” invito. Vi attendo quindi all’appuntamento che vi invio, sperando possiate accettarlo e vi ringrazio per l’attenzione che mi darete.

Vostro amico.
Enzo Spaltro

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Wednesday, 14 January 2015 00:00

Storia dei piccoli Gruppi

Storia dei piccoli gruppi

La storia dei piccoli gruppi e della formazione di gruppo offre una lunga serie di esempi del come l’idea di gruppo si sia faticosamente sviluppata nel ventesimo secolo. Joseph Pratt a Boston nel 1911 si accorse, da tisiologo, che i pazienti che discutevano in gruppo guarivano più facilmente di quelli che se ne stavano da soli. Elton Mayo iniziò nel 1927 alla General Electric gli esperimenti, che lui chiamò “room test”, che consistevano nell’osservazione di gruppi di lavoro. Le ragazze al alvoro producevano di più se nel loro ambiente succedeva qualcosa: se si tingevano le pareti di un colore, se si suonava musica, se arrivava la visita di qualcuno. La produttività era una specie di ricambio per l’attenzione prestata. Mayo pubblicò il suo libro Problemi sociali di una civiltà industriale nel 1933. Le sue conclusioni vertevano sull’importanza del gruppo nell’organizzazione del lavoro. Nel 1932 Jacob Moreno pubblicò il suo libro Chi sopravviverà? in cui presentava le sue esperienze compiute col metodo dello psicodramma, cioè della rappresentazione corporea e con l’azione dei propri desideri e delle proprie aspettative. L’azione doveva riprendere la supremazia sulla parola: questo era un concetto ispiratore dello psicodramma di Moreno che era basato sull’uso di piccoli gruppi in piccoli teatri dove si svolgevano questi “drammi” psicologici. Nel 1947 Kurt Lewin in un corso per operatori sociali in New England si accorse che se gli allievi partecipavano alle discussioni dei docenti imparavano meglio. Nacque così quella tecnica di gruppo non strutturato, denominata T-group, training group, o gruppo di formazione, di base, non direttivo. Nel 1950 Samuel Slavson, ingegnere di produzione, si accorse che radunando in gruppo le persone si ottenevano buoni risultati sulle sintomatologie psichiche, come fobie, ossessioni, ecc. Nacque così la psicoterapia di gruppo. Nel 1954 due psicologi militari, Bales e Slater, durante la guerra in Corea si accorsero che gli equipaggi degli aerei americani che avevano avuto una formazione di gruppo non venivano abbattuti dalla contraerea nemica. Nacque così il concetto di differenziazione della leadership e del comando plurale, con la conseguente invenzione delle task-forces, o gruppi a leadership multipla e l’idea dell’organizzazione a matrice. In tutte queste esperienze si osservò quello che Carl Rogers nel 1970 definì “la straordinaria potenza delle situazioni di gruppo” che lui chiamò encounter groups, cioè gruppi di incontro.
Il punto centrale di tutte queste esperienze fu la constatazione che i gruppi creano un particolare tipo di relazione interumana, quella che i tedeschi hanno chiamato “gemein”, cioè comunità ed un particolare tipo di mentalità, che gli americani hanno chiamato “sintality” cioè sintalità, essere insieme, o “weness”, noità, sentimento del noi. La dinamica di gruppo, la natura dei gruppi, la natura della dinamica di gruppo, il gruppo come metafora, il concetto di gruppo psicologico: in gruppo e di gruppo, altro non sono che la conseguenza di questo tipo di relazione e di mentalità.

 

Estratto da Enzo Spaltro, Il gruppo: sintesi e schemi di psichica plurale, Edizioni Pendragon, Bologna 1999

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Wednesday, 07 January 2015 00:00

Di che gruppo siamo?

Di Che Gruppo siamo?

Esiste una grande quantità di gruppi, grandi e piccoli. Di solito, questi ultimi sono caratterizzati da una gamma di relazioni plurali pressoché infinita. Occorre quindi prima comprendere il gruppo nel quale ci troviamo se vogliamo individuare lo stato d’animo che lo costituisce e di conseguenza le modalità tecniche da impiegare se volessimo creare livelli di funzionamento sociale più efficaci e benestanti: il gruppo in cui siamo diviene così sempre più diverso e progettabile.
La condizione lavorativa e la soggettività dipendono dal punto di vista dell’osservatore. “Tot capita, tot sententiae” dicevano i romani: ogni testa un’opinione, ma davano a questa massima un giudizio negativo. Oggi la pluralità dei punti di vista e le soggettività lavorative sono considerate risorse: il giudizio diviene così positivo. Si è fatta strada un’idea fausta di gruppo, di pluralità, di complessità, sempre se chi usa questa energia sia preparato a farlo.
Il lavoro è essenzialmente un’attività di gruppo nell’ambito della quale le persone cercano di soddisfare i loro bisogni e desideri di riconoscimento, sicurezza, identità e appartenenza, dando così origine a strutture informali, fondamenta di ogni successo organizzativo e benessere psicologico. Per studiare l’organizzazione di un’impresa occorre riferirsi alla dinamica di gruppo, prendendo come unità di osservazione la relazione sociale di piccolo gruppo anziché quella interpersonale di singolo individuo.
Esistono molti modi di concepire il gruppo e ciò è fonte di difficoltà formative ed organizzative.
La relazione di gruppo è qualcosa di più che la somma di tutte le possibili relazioni tra i soggetti che lo compongono: è un fatto qualitativo ed affettivo. Il gruppo psicologico è una pluralità di individui che vivono un clima ed una cultura di appartenenza super-individuale. Ciò lo porta ad una sua storia, una sua dinamica e una sua fisionomia. Presupposto di ogni gruppo è la relazione sociale, sentimento da considerare nella formazione di team.
Lo sviluppo di una mentalità di gruppo è un processo psichico che abitua il soggetto a rapportarsi con entità plurali. In azienda questo processo va oltre il piccolo gruppo, il quale viene utilizzato per acquisire un modo di pensare collettivo.

Un bell’esempio per imparare la mentalità di gruppo è il T-group, training group, intervento formativo dedicato alla gestione delle culture di un gruppo non strutturato. Questa tecnica nasce nel 1947 quando Kurt Lewin in un corso per operatori sociali in New England si accorse che gli allievi imparavano meglio se partecipavano alle discussioni dei docenti. Successivamente una serie infinita di applicazioni ha permesso di considerarlo come una della maggiori scoperte didattiche del secolo.

Lo sviluppo e la formazione alla cultura di gruppo sono dedicate più alle capacità umane che a quelle tecniche. Sinteticamente si può affermare che il T-group è:

-       una simulazione di una situazione organizzativa nei suoi aspetti umani più completi;

-       una strategia per l’acquisizione continua di conoscenza di tutti i tipi;

-       un continuo feedback dei comportamenti recicproci.

E’ stato particolarmente usato per la formazione di professionisti dedicati alla conduzione di piccoli gruppi e alla negoziazione, cioè dove occorre saper rapidamente adattarsi o anche uscirne.
Gestire piccoli gruppi significa saperli usare come diversa qualità del potere: non più di coppia (ripartitivo a somma zero) bensì plurale (generativo a somma variabile). La capacità di gestire il potere in senso plurale aumenta le possibilità che un piccolo gruppo ha di raggiungere obiettivi impossibili per un’unità organizzativa o lavorativa gestita mediante le tradizionali modalità della cultura di coppia.

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Friday, 05 December 2014 00:00

HR Quale futuro. Le conclusioni del convegno

La crisi economica e sociale che stiamo attraversando rende ormai maturi i tempi per rivedere il modo in cui fino a questo momento sono state pensate e agite le organizzazioni; si rende perciò necessario tracciare strade nuove che apportino vantaggio a imprese e persone. Risulta difficile andare avanti con sistemi vecchi. 
L’evoluzione della funzione HR è stata lunga, ma oggi possiamo affermare che sia diventata strategica. Le aziende, trovandosi oggi a gestire risorse economiche scarseggianti, necessitano di collaboratori motivati: solo così possono emergere competenza e capacità; la chiave di volta consiste nel mettere le persone nelle condizioni che si sentano parte di un disegno ed è qui che si inserisce il ruolo degli HR. Abbiamo bisogno di motivazioni non precettive, di sorrisi, affetti e progetti.
Si può affermare che alla doppia dipendenza se ne è aggiunta una terza: a quelle organizzativa e operativa si è affiancata anche quella motivazionale.
Gli HR ora devono agire tentando prima di tutto di influenzare il top-management spiegando loro che i numeri e i risultati, se le persone stanno bene, diventano migliori. In seguito dovranno condividere con i Responsabili di Funzione parte delle loro competenze in modo da delegar loro alcuni propri compiti. Questa collaborazione non deve essere sentita come una perdita di potere, bensì come un metodo per sviluppare nuovi progetti e raggiungere obiettivi.
Il Direttore HR non deve essere più visto come chi dirige e controlla, ma come chi governa e cura; si tratta di un responsabile dei diritti e dei doveri dei lavoratori, che non si deve contrapporre al sindacato. Fondamentale è che lui non si stanchi mail di parlare, di spiegarsi e di ascoltare.

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Monday, 17 November 2014 00:00

Scommessa 22: HR Quale futuro

27 novembre 2014, giovedì 
sede: Emilbanca –  Via dei Trattati Comunitari - Bologna
dalle ore 17,00

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