Tuesday 23 April 2019

 

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Thursday, 13 December 2018 00:00

Psicologia e Lavoro n°185

In questo numero: 

Per cominciare
Enzo Spaltro

La ceramica può migliorare la vita?
Lara Uboldi

Affrontare le differenze
Tania Russo

Raiffeisen: Spirito di giustizia, fattore competitivo
Sergio Gatti

On the Theory of Scales of Measurement
S.S. Stevens

Mozart: le Tre Sinfonie dell'Estate del 1788
Antonio Baroncini

Gli acquarelli di Bruno Vezzani: Nel Silenzio della Pianura
Giovanni Comiso

Lettere a Theo
Vincent Van Gogh 

Arapesta
Enzo Spaltro e G. Fiomai

Per continuare
Enzo Spaltro

Bellessere

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Per cominciare

Enzo Spaltro

Desideriamo cominciare il secondo numero on line di Psicologia e Lavoro (il 185) con due affermazioni di principio: “Se non posso avere ciò che desidero, posso desiderare ciò che ho”; “Non è possibile prevedere il futuro, ma è possibile progettarlo”. Ciò permette di affermare la priorità della soggettività nella creazione del mondo che noi stiamo vivendo. Questa affermazione soggettivista deve però essere seguita da una tattica che non segua soltanto generiche affermazioni, ma permetta di affrontare i problemi attuali.

Mia moglie Milena mi ha molte volte chiesto perché io mostri un certo rifiuto del denaro e della sua apparenza monetaria. Questo rifiuto appare più evidente quando sono in gioco piccole somme di denaro, fino a preferire le cose fatte gratuitamente, evitando, così, di sporcarsi le mani con il denaro. Questa domanda sul perché del rifiuto di trattare denaro e moneta non ha avuto fino ad ora risposta da parte mia. Ho infatti difficoltà a capire e a comunicare questa mia resistenza ad usare il denaro.

Il motivo principale della difficoltà del trovare delle spiegazioni, sta nel fatto che il denaro ha svolto spesso, da solo, la funzione di moltiplicatore di benessere e di bellessere. Ora però il denaro, come moltiplicatore di benessere, sta mostrando i propri limiti, non riuscendo a passare da scale quantitative a scale qualitative di misura. Il denaro non è riuscito a restare l’unico modo di valutare la merce e richiede continuamente altri metodi per misurarla. Il denaro necessita di essere completato dalla reciprocità e riesce ad essere reciproco solo se contemporaneo. Se il tempo viene ridotto a zero, allora il denaro è costretto a restare nel presente, mentre, se il tempo fertilizza il denaro, attribuendogli un interesse positivo (o negativo), esso entra nella dimensione di “rischio/pericolo” presenti, e non va più verso il futuro, cioè verso la bellezza ed il bellessere. Denaro e dono non danno bellessere cioè felicità, ma semplicemente bontà, cioè una felicità normata con parametri altrui non fluidi. Il denaro, e la moneta che lo esprime, moltiplicano un benessere di tranquillità e di osservanza, una bontà da “conio” su metallo, solo recentemente trasformato in lettera di credito o banco-nota o carta di credito. Quindi il denaro crea una felicità altrui con un benessere e non con un bellessere. Il denaro ha abdicato alla funzione di moltiplicatore di benessere personale a favore del benessere altrui: chi possiede il denaro è costretto a spenderlo oppure a investirlo a favore di qualcun altro; in ogni caso non può utilizzare il denaro come moltiplicatore di benessere personale, finendo per restare prigioniero del denaro stesso. Occorre quindi inventare un sostituto del denaro che inneschi una nuova moltiplicazione di benessere senza aver bisogno dell’interesse e del benessere altrui.


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