Thursday 23 May 2019

 

Il Tempo nella Scienza e nella Vita

IL TEMPO NELLA SCIENZA E NELLA VITA

 

Il futuro non lo si prevede, ma lo si crea: non lo si scopre, come avviene per il passato, ma lo si inventa, essendo una soggettività.
Gli uomini preferiscono il passato, fuggono dal presente e cercano di prevedere il futuro, pur coscienti che senza di loro non potrà esistere.
A poco a poco, alla pluralità dello spazio sta seguendo quella del tempo; dalla frontiera spaziale (bellica) si sta passando al confine temporale (connettivo). Il tempo, descritto dai fisici come quarta dimensione, si triplica producendo un diverso dispositivo mentale, corrispondente ad una pluralità dello spazio: alle tre dimensioni spaziali (altezza, larghezza e profondità), se ne aggiungono tre temporali (passato, presente e futuro). Ciò rende affascinante l’imprevedibilità del futuro, ma ne aumenta la capacità d’inventiva. Gli uomini lo sanno e possono quindi tagliare la durata del tempo a loro piacimento; la pluralità dei fusi orari e dei calendari lo dimostra, ma la forza di gravità suggerisce prudenza, in quanto ipotizza un’idea di tempo legata ad una dimensione obiettiva che trascende (e comprende) sia le variabili spaziali che quelle temporali, ridando energia all’isola dell’oggettività in mezzo al mare della soggettività.
Gli uomini sono dunque consci del fatto che il futuro sia inventabile, ma non sanno come.
L’idea di spazio infinito si sta lentamente trasformando in spazio finito e perciò percorribile; occorre però creare modelli interpretativi differenti da quelli attuali che ci condannano ad un’impotenza “universale”. Nella nuova era delle connessioni, in cui stiamo entrando più rapidamente del previsto, si sta formando un mondo di relazioni (connessioni tra persone), di associazioni (connessioni tra idee) e di cambiamenti (connessioni tra poteri) che richiedono un nuovo vocabolario ed una diversa dinamica tra dispositivi mentali ed artefatti sociali, indispensabili per utilizzare le nuove risorse oggi disponibili.

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