Wednesday 20 November 2019

 

Di che gruppo siamo?

Di Che Gruppo siamo?

Esiste una grande quantità di gruppi, grandi e piccoli. Di solito, questi ultimi sono caratterizzati da una gamma di relazioni plurali pressoché infinita. Occorre quindi prima comprendere il gruppo nel quale ci troviamo se vogliamo individuare lo stato d’animo che lo costituisce e di conseguenza le modalità tecniche da impiegare se volessimo creare livelli di funzionamento sociale più efficaci e benestanti: il gruppo in cui siamo diviene così sempre più diverso e progettabile.
La condizione lavorativa e la soggettività dipendono dal punto di vista dell’osservatore. “Tot capita, tot sententiae” dicevano i romani: ogni testa un’opinione, ma davano a questa massima un giudizio negativo. Oggi la pluralità dei punti di vista e le soggettività lavorative sono considerate risorse: il giudizio diviene così positivo. Si è fatta strada un’idea fausta di gruppo, di pluralità, di complessità, sempre se chi usa questa energia sia preparato a farlo.
Il lavoro è essenzialmente un’attività di gruppo nell’ambito della quale le persone cercano di soddisfare i loro bisogni e desideri di riconoscimento, sicurezza, identità e appartenenza, dando così origine a strutture informali, fondamenta di ogni successo organizzativo e benessere psicologico. Per studiare l’organizzazione di un’impresa occorre riferirsi alla dinamica di gruppo, prendendo come unità di osservazione la relazione sociale di piccolo gruppo anziché quella interpersonale di singolo individuo.
Esistono molti modi di concepire il gruppo e ciò è fonte di difficoltà formative ed organizzative.
La relazione di gruppo è qualcosa di più che la somma di tutte le possibili relazioni tra i soggetti che lo compongono: è un fatto qualitativo ed affettivo. Il gruppo psicologico è una pluralità di individui che vivono un clima ed una cultura di appartenenza super-individuale. Ciò lo porta ad una sua storia, una sua dinamica e una sua fisionomia. Presupposto di ogni gruppo è la relazione sociale, sentimento da considerare nella formazione di team.
Lo sviluppo di una mentalità di gruppo è un processo psichico che abitua il soggetto a rapportarsi con entità plurali. In azienda questo processo va oltre il piccolo gruppo, il quale viene utilizzato per acquisire un modo di pensare collettivo.

Un bell’esempio per imparare la mentalità di gruppo è il T-group, training group, intervento formativo dedicato alla gestione delle culture di un gruppo non strutturato. Questa tecnica nasce nel 1947 quando Kurt Lewin in un corso per operatori sociali in New England si accorse che gli allievi imparavano meglio se partecipavano alle discussioni dei docenti. Successivamente una serie infinita di applicazioni ha permesso di considerarlo come una della maggiori scoperte didattiche del secolo.

Lo sviluppo e la formazione alla cultura di gruppo sono dedicate più alle capacità umane che a quelle tecniche. Sinteticamente si può affermare che il T-group è:

-       una simulazione di una situazione organizzativa nei suoi aspetti umani più completi;

-       una strategia per l’acquisizione continua di conoscenza di tutti i tipi;

-       un continuo feedback dei comportamenti recicproci.

E’ stato particolarmente usato per la formazione di professionisti dedicati alla conduzione di piccoli gruppi e alla negoziazione, cioè dove occorre saper rapidamente adattarsi o anche uscirne.
Gestire piccoli gruppi significa saperli usare come diversa qualità del potere: non più di coppia (ripartitivo a somma zero) bensì plurale (generativo a somma variabile). La capacità di gestire il potere in senso plurale aumenta le possibilità che un piccolo gruppo ha di raggiungere obiettivi impossibili per un’unità organizzativa o lavorativa gestita mediante le tradizionali modalità della cultura di coppia.